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REGGAE GRAMMY AWARD: TRIONFA DAMIAN MARLEY

Prevista ed annunciata, arriva la vittoria di Damian "Jr. Gong" Marley che si aggiudica il Reggae Grammy Award con l'album "Welcome To Jamrock", il secondo Grammy vinto dall'artista nella sua breve, seppure già ricca di successi, carriera artistica. A rendere memorabile un giorno già di per se trionfante si aggiunge un ulteriore premio per il figlio di Bob, che vede assegnarsi un altro Grammy nella sezione Best Urban/Alternative Performance nella categoria R&B.
L'album "Welcome To Jamrock", si impone sui lavori discografici di altri grandi artisti quali Sean Paul, Shaggy, Third World e Burning Spear, anch'essi in lizza per l'ambito premio.Un giusto riconoscimento al disco reggae più venduto nello scorso 2005, grazie sopratutto all'incredibile successo dell'omonimo singolo che ad oltre un anno dall'uscita, continua ad infiammare le dancehall di tutto il mondo.
Un passo definitivo per Jr. Gong per affermare il suo talento e la sua versatilità, con la speranza che non continui ad essere considerato solo "il figlio del grande Marley", ma venga finalmente giudicato per la sua musica e il suo personale percorso artistico.
"Welcome To Jamrock" è un album meticcio, ricco di contaminazioni e ottimamente prodotto da Stephen Marley, un disco che non può essere prettamente considerato reggae, visto le notevoli influenze che altri generi musicali esercitano sul sound che sviluppa l'artista. Un elemento che può far storcere il naso ai puristi del ritmo in levare, che avrebbere volentieri assegnato il Grammy a Burning Spear oppure ai Third World.
Eppure il premio sembra leggittimo, visto anche il grande merito di Damian Marley di portare dei merssaggi attraverso i quali raccontare la difficile situazione in Jamaica ad un pubblico internazionale, dando finalmente ad una vasta audience la possibilità di conoscere da vicino una realtà troppo spesso celata dai grandi media.
Pubblichiamo di seguito un breve profilo dell'artista e un'intervista rilasciata all'Associated Press poco prima dell'uscita dell'album "Welcome To Jamrock".

DAMIAN MARLEY: UN'EREDITA' NATURALE

Nato a Kingston il 21 luglio del 1978, Damian Marley aka "Junior Gong" è il figlio più giovane di Bob. Ancora bambino comincia ad esibirsi come vocalista in un gruppo chiamato The Shepherds, insieme ad altri figli d'arte quali Shiah Coore (figlia del chitarrista dei Third World Cat Coore) e Yashema Beth McGregor, la figlia di Freddie McGregor e Judy Mowatt. I Shepherds si esibiscono in diversi spettacoli locali tra cui il Reggae Sunsplash nel 1992.
Damian frequenta ancora la scuola quando inizia a lavorare al suo primo album "Mr. Marley", arrivando a registrare in studio ben 48 tracks. Prodotto dal fratello Stephen Marley, il disco già delinea il cammino musicale di "Jr. Gong" visto che nell'album si rincorrono le contaminazioni tra reggae moderno, suoni dancehall e ritmi hip hop, grazie anche alla notevole versatilità vocale del giovane artista. In "Mr Marley" non mancano naturalmente gli omaggi al padre. In particolare ad affermarsi è "Me Name Junior Gong", la canzone che apre il disco, che scala le classifiche specializzate di tutto il mondo, diventando una vera hit nelle Hawaii dove resta in vetta per diverse settimane.
Nel 1997 insieme al fratello Julian partecipa al festival rock Lollapalooza, guadagnando consensi e popolarità anche nei confronti di un pubblico poco abituato alla reggae music.
Dopo un periodo di pausa durante il quale partecipa alla realizzazione dei lavori discografici degli altri fratelli, Damian realizza nel 2002 "Half Way Three", l'album che poco dopo la sua uscita si aggiudica il Reggae Grammy Award, nonostante il disco non venga ben accolto dalla critica che lo considera troppo lontano dall'identità culturale del reggae. L'artista difende a spada tratta le sue scelte e fa notare come "Could You Be Loved", una delle ultime canzoni scritte da Bob Marley prima della morte, indichi chiaramente come il reggae debba incontrare le altre sonorità per dare vita a qualcosa di nuovo. "Half Way Three" si avvale di diverse collaborazioni di prestigio quali quelle di Bunny Wailer, Bounty Killer e Capleton e al cui interno si trovano diverse lyrics dal contenuto sociale e di denuncia. E questa caratteristica la si evince già nel titolo visto che Half Way Three è la strada che separa i quartieri ricchi dai ghetti di Kingston.
Per Damian le contaminazioni tra reggae e hip hop sono un processo naturale visto che, come lui afferma, "l'hip hop è una musica che è nata dalle reggae music ed entrambe sono fatte dalla gente per la gente".
E se qualcuno pensa che essere figli del "profeta del reggae" sia un pesante fardello da trascinare e con il quale confrontarsi continuamente, si sbaglia e a spiegarne il motivo è lo stesso "Jr. Gong" quando dice "una delle cose più preziose che ci ha insegnato nostro padre è quella di essere sempre vicino all'Altissimo. E' la stessa missione ed è una cosa del tutto naturale".

Mr. Bigga

"PER NOI MARLEY E' SEMPRE RASTA

WORKS"

AP: Dopo che "Welcome To Jamrock" è stato un enorme successo, cosa ti aspetti dall'album?
DM: Che possa far capire alla gente di cosa stiamo parlando e che possa evidenziare come la musica possa innalzare il livello morale di chi la ascolta. Il disco parla di quello che sta succedendo nel mondo, e non solo nella mia vita.

AP: Sembra che ci sia un ritorno al roots reggae. Cosa pensi a questo proposito?
DM: In Jamaica il roots reggae non è mai morto, anche se oggi ritorna ad essere la musica che meglio rappresenta la nostra musica nazionale, ad differenza di quello che accadeva fino a qualche anno fa quando era la dancehall a farla da padrona.

AP: Quale è la tua opinione sul reggaeton?
DM: Devo dirti la verità e cioè che non la conosco molto. Non ho molta familiarità con questa musica visto che prima di tutto non riesco a capire cosa dicono e questo perchè non parlo lo spagnolo. Non so dirti se la migliore forma di adulazione sia l'imitazione, nei termini nei quali gli altri popoli usino la loro cultura per poi mischiarla con il reggae o la dancehall. Questa è adulazione.

AP: Cosa pensi di Sean Paul, Elephant Man e Shaggy, tutti artisti che hanno avuto un grande riscontro negli Stati Uniti?
DM: Buono per loro. Io non ho nessun problema con nessuno di loro.

AP: Ti piace la loro musica?
DM: Ci sono alcune canzoni che non gradisco e altre che invece mi piacciono. Anche se penso che c'è un altro lato del reggae che questi artisti non rappresentano. Quelle canzoni non sono la piena rappresentazione della reggae music e quindi non possono essere considerati appieno ambasciatori della reggae music.

AP: La violenza delle gangs sono un grande problema in Jamaica. Al momento quale è la situazione?
DM: La povertà produce tante cose. Quando la gente è disperata e provano a sopravvivere, sono costretti a compiere scelte drastiche. Ecco cosa prova molta gente che vive in Jamaica. Ed è quello che cerco di dire con la mia musica e quasi nulla è stato fatto per modificare le cose. Mandare un intero esercito di polizia in un area depressa non è certamente la cosa migliore da fare. Anzi è un qualcosa che crea altre ferite.

AP: Se tu potessi intervenire, cosa faresti?
DM: Ci sono diverse strade da seguire, anche se non sono coinvolto. Ci sono diverse persone che sono coinvolte e a me piacerebbe che facessero il loro lavoro. Non sono un politico, sono musicista. La violenza delle gangs che vedi in Jamaica rappresentano qualcosa che ha seminato la politica. Così, per primo i politici hanno bisogno di fermare la violenza perchè è diventata oramai uno stile di vita in Jamaica.

AP: Ci sono state proteste contro gli artisti reggae che scrivono lyrics omofobiche. Quale è la tua posizione al riguardo?
DM: Ci sono cose migliori delle quali parlare e che interessano la gente e questo è tutto ciò che ho da dire.

AP: Come è stato lavorare con Alicia Keys per gli special Unplugged di MTV?
DM: Sono un fan della sua musica. Quello che apprezzo della sua musica è la sua capacità di parlare della vita. E' musica fatta con gli strumenti e per noi artisti reggae è fondamentale questo aspetto.

AP: E come è stato lavorare con Nas And The Roots?
DM: E' stato un grande onore. Tutti noi facciamo musica per lo stesso motivo e parliamo di cose positive. Quello che amo della loro musica è la capacità di essere positiva nonostante parli di luoghi bui. Fanno musica per chi ha fame.

AP: Che influenza hanno avuto i tuoi fratelli sulla tua musica?
DM: Prima di tutto Steve è il mio produttore. Ed ora anche io sto dando una mano alla realizzazione del suo album, così possiamo definirci un team.

AP: Quando lavori a un disco è come se continuassi l'opera di tuo padre?
DM: Certo, anche se quello che facciamo rappresenta prima di tutto un "Rasta Works". La sua musica non era pop music. E' musica di lotta e redenzione.

Traduzione a cura di Mr.Bigga

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