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inna new REGGAE
REVOLUTION.it
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HUMAN
RIGHTS FOCUS
Rubrica
periodica dedicata al tema dei diritti
umani e della pace, a cura di Rosario
Afano presidente dell'associazione Jolibà
di Napoli- jolibassociazione@yahoo.it
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CONGO
UN PAESE SENZA PACE
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La
storia del Congo è costellata da violenze,
soprusi, guerre e povertà. Davvero sfortunato
quest'immenso paese dell'Africa, grande come
un quarto dell'Europa, e ricco di risorse naturali,
come oro, diamanti e coltan (un metallo sempre
più pregiato dopo che si è scoperta
la sua indispensabilità per la telefonia
cellulare e alcune componenti informatiche).
Proprio queste immense ricchezze sono state
la condanna del Congo, visto che hanno scatenato
la sete di potere di signorotti locali, appoggiati
nel loro disegno di destabilizzazione dalla
potenze occidentali, la cui consapevolezza che
solo l'instabilità crea le condizioni
essenziali per depredare risorse senza lasciare
nulla alla popolazione locale.
Ad un infausto passato coloniale belga, è
succeduta una terribile dittatura trentennale
di Sese Seko Mobutu, pronto a reprimere ogni
voce contraria al suo illimitato potere. Neanche
la fine del potere personale di questo uomo
sanguinario ha restituito un po' di pace alla
popolazione congolese, piombata subito dopo
la caduta del regime, avvenuta nel 1997, in
una vera e propria anarchia, con scontri tra
le componenti etniche delle regioni situate
lungo i confini.
A porre fine alla dittatura di Mobutu è
stata l'Alleanza delle Forze Democratiche per
la Liberazione, guidata da Kabila, che ha però
subito dovuto contrastare la netta opposizione
del Raggruppamento Congolese Per la Democrazia
e il Movimento di Liberazione del Congo. A questo
punto le parti in conflitto si sono moltiplicate
visto che ad appoggiare queste diverse fazioni
sono intervenuti gli eserciti del Ruanda, dell'Uganda,
dell'Angola, dello Zimbabwe e della Namibia,
tanto da far battezzare questo conflitto come
"Guerra Mondiale Africana". Lo stesso
Kabila è stato poi ucciso nel 2001 e
a lui è succeduto il figlio, che condurrà
poi il paese alle prime trattative per firmare
la pace.
Un paese dunque sempre in conflitto, una guerra
sanguinosa e seconda, per numero di morti, solo
all'ultimo conflitto mondiale. Sono stati soprattutto
i civili a pagare il prezzo più alto
in termine di vite umani, ed in particolar modo
i bambini che costituiscono ben il 50% della
popolazione congolese. Conseguenze del continuo
clima di guerra sono stati anche milioni di
sfollati, la maggior parte dei quali morti per
stenti, mancanza di cibo e acqua. Quello che
colpisce è che questa tragedia si è
consumata sotto gli occhi di tutti ma nessuno,
nemmeno le potenze che vorrebbero esportare
la democrazia ovunque, hanno mosso un dito.
Per i paesi ricchi l'importante è stato
continuare a lucrare sulle macerie di questo
popolo sventurato, che alla fine degli anni
'90 ha dovuto subire anche l'invasione degli
eserciti del Ruanda e dell'Uganda.
Dal 2005 un accordo fragile ha quantomeno posto
fine alla guerra civile, ponendo le premesse
per delle elezioni democratiche.
Ma seppure le zone centrali del grande paese
africano stanno conoscendo un periodo di relativa
stabilità, non altrettanto accade nelle
zone più periferiche dove gli scontri
e combattimenti continuano a dilaniare le già
precarie condizioni di vita delle popolazioni
locali, senza che l'intervento dei Caschi Blu
dell'ONU, in Congo dal 2003, abbia sortito benefici
effetti.
In una situazione di totale caos, la violazione
dei diritti umani è all'ordine del giorno.
Vittime principali degli abusi sono le donne,
stuprate a migliaia da quando il conflitto si
è riacutizzato a partire dal 1998. Nella
simbologia delle guerre etniche, lo stupro è
infatti una delle maggiori umiliazione che si
può portare ad una fazione avversaria,
un modo barbaro per affermare la propria supremazia
e potere.
Amnesty International denuncia da tempo quanto
accade, sottolineando in più totale impunità
per chi si macchia di questi orribili crimini.
Particolarmente calzante ci sembra l'inizio
dell'articolo di Alessandro Belletti quando
dice "Strana sorte per un Paese che ha
cambiato tre volte il proprio nome. Strana sorte
per un popolo, prima schiavo dei bianchi, poi
schiavo di un nero, ora schiavo dei soldi.
Strana sorte per un Paese che occupa tanti centimetri
sulla cartina dell'Africa ma molto meno spazio
negli interessi internazionali."
Articolo a cura dell'Associazione Jolibà
LA
VERGOGNA DI FLANKERS
Amnesty
International aveva ancora una volta citato
nel suo ultimo rapporto sullo stato della tutela
dei diritti umani in Jamaica, il caso Flankers
per rendere evidente quanto sia così
difficile sull'isola avere giustizia per i crimini
commessi dalla polizia.
Il 30 ottobre del 2003 due anziani vennero barbaramente
uccisi dalla polizia e solo dopo molto tempo
quattro poliziotti furono indagati e accusati
di omicidio. Alcune settimane fa, dopo un iter
giudiziario tortuoso e irto di ostacoli, la
corte ha deciso di prosciogliere gli accusati
e così per quella tragedia nessuno pagherà.
Al momento degli omicidi la prima versione della
polizia parlava di responsabilità di
un uomo che aveva aperto il fuoco. Ma dopo la
violenta e determinata reazione della piccola
comunità di Flankers, la polizia ammetteva
che si era trattato di colpi sparati accidentalmente.
Quella mattina di 3 anni fa caddero sotto i
colpi di pistola David Bacchas, 63 anni, e Cecil
Brown, 65 anni.
La notizia del proscioglimento degli imputati
è stato accolto dai familiari e da tutta
la comunità con sgomento e rabbia. Un
uomo ha detto che la sentenza della corte è
stata una "idiozia" e molti hanno
minacciato di ritornare in strada. Un uomo anziano
ha dichiarato che "la sentenza si basa
sulle falsità. E' una mancanza di rispetto
per la comunità e per i familiari. Questa
decisione non può che provocare rabbia."
Insorgono le associazioni in difesa dei diritti
umani che denunciano ancora una volta l'endemica
difficoltà a condannare i poliziotti
che si macchiano di orribili crimini. Ma soprattutto
è il segnale forte di un sistema giudiziario
distorto e fortemente corrotto che non lascia
nessuna speranza alla povera gente.
Mr.Bigga
Fonte: The Observer
GIOVANI
E CRIMINE:
UN LEGAME SEMPRE PIU' STRETTO
NUn
nuovo fenomeno che preoccupa e allarma la Jamaica,
è la crescente incidenza del crimine
e della violenza perpetrata dagli adolescenti,
violenza che sceglie come bersaglio o gli adulti
o gli stessi coetanei. Sia la stampa che la
televisione se ne stanno occupando da diversi
giorni cercando di capire il perché di
questo fenomeno. E visto che il mondo è
così piccolo non ci sorprende come nello
stesso momento questo argomento occupa anche
molte pagine di cronache locali di Napoli, la
nostra città dove sono in crescita le
baby gangs e si moltiplicano gli assalti, gli
agguati e le intimidazioni.
Verrebbe da dire che una società violenta
non può che generare violenza, senza
risparmiare i più piccoli, spesso anche
vittime degli atti criminosi.
Parlare di questa nuova piaga che corrode il
tessuto della società jamaicana, sempre
più debole e inerme, ci permette di spiegare
anche molte delle cose che accadono qui da noi
o viceversa.
In Jamaica le gangs controllano interi ghetti
e per loro è importante assoldare forze
nuove per perpetuare il controllo del territorio.
E cosa c'è di meglio per il raggiungimento
di tale scopo del coinvolgimento di ragazzi
ancora giovani? Ora colui che manovra i giovani
può essere identificato nel don (il capo
della gang) oppure coloro che trafficano droga
e, ancora oggi, coloro che trasformano le divisioni
politiche in motivi scatenanti la violenza.
Per un don è semplice esercitare la propria
influenza sui ragazzi visto che molte volte
quest'ultimo rappresenta un vero e proprio punto
di riferimento capace di esercitare una forte
influenza soprattutto nei confronti di tutti
gli adolescenti che non hanno avuto una figura
paterna di riferimento (cosa che in Jamaica
accade molto spesso).
"Il don è una persona che ha bisogno
di potere e di esercitare il controllo. Seppure
è interessato a sottomettere gli adulti,
la cosa che gli da più soddisfazione
è la forma di adorazione che i più
piccoli possono sviluppare per lui. E questo
perché il don deve pensare anche alla
sua eredità" - dice il Dr. Bernard,
psicanalista e coordinatore del programma Alternative
Student.
Quindi la violenza crescente nelle scuole non
è altro che una proiezione di un fenomeno
più ampio che investe la società.
"Il don vuole potere ed ammirazione e il
ragazzo vuole le stesse cose. Nella comunità
il don continua ad essere tale, ma nella scuola
è il ragazzo a diventare don. Forma un
gruppo disposto a seguirlo. Così le cose
che succedono in un ghetto si riproducono nella
scuola. Si ripetono gli stessi atti criminali
come l'estorsione di soldi e nel peggiore dei
casi l'omicidio".
Ma un altro fattore che assume una fondamentale
importanza nello sviluppo della criminalità
giovanile è la mancanza di rispetto.
"Nella nostra cultura questo aspetto è
davvero cruciale. La mancanza di rispetto è
un problema davvero critico. Un sentimento che
fa scattare la violenza omicida, senza provare
dopo un sentimento di rimorso."
A chi gli chiede quali azioni intraprendere
per fermare questo preoccupante fenomeno, Bernard
risponde che sono fondamentali dei forti legami
con la famiglia e la società.
"Molti dei ragazzi che vengono coinvolti
nella criminalità, non hanno rapporti
affettivi con le rispettive famiglie e la società
fino ad odiarne le regole. Sappiamo invece quanto
sia importante l'affettività nelle famiglie
visto che è grazie ad essa che si sviluppano
la crescita e la fiducia."
Per Bernard un altro fattore da cambiare è
la innata aggressività del popolo jamaicano,
in particolar modo nei confronti dei bambini:
"Siamo un popolo molto aggressivo e tendiamo
a traumatizzare i nostri bambini, specialmente
se non voluti. In Jamaica gli adulti sono generalmente
ostili nei confronti dei bambini, un fenomeno
che si manifesta maggiormente nelle classi più
povere senza per questo salvare le famiglie
più abbienti solo leggermente più
attente nei confronti dei loro bambini."
Alla fine del suo intervento Bernard va giù
duro fino a denunciare una vera e propria depravazione
che cancella ogni valore e fa si che la vita
umana non valga nulla.
Ad alimentare il dibattito sul perché
i bambini sono sempre di più vittime
della violenza, hanno contribuito gli ultimi
fatti di cronaca tra i quali ha fatto certamente
scalpore l'uccisione simultanea, durante un
agguato, di quattro bambini massacrati insieme
ai genitori nel parish di St.Thomas lo scorso
mese di febbraio.
Certi che la famiglia può essere un fattore
di cambiamento, pensiamo però che da
sola non possa bastare. Senza una politica di
giustizia sociale che ridia speranze e fiducia
nel futuro, sempre più giovani vedranno
nella criminalità l'unica strada da percorrere.
SCHIAVITU'
E VERGOGNA

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Nel
2007 la Jamaica così come tutte le ex
colonie britanniche celebreranno la fine della
schiavitù sancita dagli inglesi esattamente
200 anni fa.
Ma su una ricorrenza che dovrebbe mettere tutti
d'accordo i jamaicani si dividono e così
il governatore del parish di St. Elisabeth dichiara
che la ricorrenza non va celebrata perché
riaprirebbe pagine vergognose per la Jamaica.
E a sostegno di questa sua tesi cita una frase
di Bustamante, colui che fondo' il Jamaica Labour
Party, nella quale uno dei padri fondatori della
Jamaica indipendente diceva "bisogna celebrare
le nostre origini ma senza guardare indietro
alla nostra vergogna", come se la schiavitù
fosse un atto compiuto dal popolo jamaicano.
Ora questa presa di posizione dovrà trasformarsi
in voto e in questo entrambe i partiti hanno
dichiarato di essere d'accordo con quanto detto
dal Gov. Wright.
Una decisione quella del governo locale che
va contro con quanto deciso a livello nazionale
e che vede nella fine della schiavitù
da parte dell'Impero Britannico come una data
simbolica da ricordare e celebrare. Nel dicembre
scorso lo stesso primo ministro Patterson ha
istituito una commissione al fine di pianificare
una serie di attività in occasione del
bicentenario.
Tra il 15° e il 19° secolo milioni di
africani vennero forzatamente portati in America
e resi schiavi nelle piantagioni. Milioni di
essi sono morti durante quei tragici viaggi
e certamente la schiavitù è una
macchia indelebile che ancora oggi grava sulle
coscienze delle potenze occidentali. Anche se
l'Inghilterra pose fine a questa pratica disumana,
la schiavitù resistette in altri paesi
fino alla fine del 19° secolo.
I discendenti degli schiavi costituiscono la
maggioranza della popolazione della Jamaica
così come di tutti i Caraibi.
Per celebrare degnamente la ricorrenza il governo
nazionale ha in mente di creare siti storici
per ricostruire la storia della schiavitù
in Jamaica risaltandone le figure storiche.
Un modo anche per accrescere gli interessi di
migliaia di visitatori che nel 2007 andranno
in Jamaica per assistere ai campionati mondiali
di Cricket. Così come recita la risoluzione
governativa, "la memoria del commercio
degli schiavi è immensamente significativa
per preservare i nostri ideali di democrazia,
di libertà, di uguaglianza, giustizia
e umanità, la tenuta delle nostre istituzioni,
e del nostro sviluppo come società".
Ma per ora le autorità del parish di
St.Elisabeth restano sulle proprie decisioni
così come conferma il consigliere Sinclair
quando dice "Non voglio ricordare queste
cose. Parlare della tratta degli schiavi e della
schiavitù è solo ricordare a noi
stessi che per un periodo i bianchi hanno dominato
su di noi. Abbiamo bisogno di metterci alle
spalle la schiavitù e dimenticarla. Dovremmo
solo concentrarci su come sviluppare il nostro
paese". Non manca l'invito finale a ricordare
solo gli aspetti positivi della storia jamaicana
come ad esempio l'indipendenza".
Mr.Bigga
Fonte: The Observer
GLI
STATI UNITI ATTACCANO LA JAMAICA SUL TEMA
DEI DIRITTI UMANI
La prima reazione
nel leggere un rapporto degli Stati Uniti
sullo stato dei diritti umani nel mondo è
di sgomento e repulsione. Ti verrebbe da dire
"Ma guarda chi parla?", lo stato
che per esportare la sua democrazia stermina
migliaia di civili, getta il fosforo bianco
su una città annichilita, crea campi
lager come Guantanamo e Abu Graib all'interno
dei quali pratica le torture e le sevizie
sistematiche.
Ma questa prima reazione di rabbia non può
cancellare la realtà che tale rapporto
porta al proprio interno. E in particolare
la sezione dedicata alla Jamaica ci ricorda
che in questo paese esistono due grandi problemi
irrisolti: la violenza della polizia sui civili
e la persecuzione e discriminazione degli
omosessuali. Denuncie peraltro già
presenti negli innumerevoli rapporti di organizzazioni
quali Amnesty International e Jamaicans For
Justice.
Sul banco degli accusati troviamo ancora una
volta la Jamaica Constabulary Force responsabile
dell'uccisione nel 2005 di 180 cittadini inermi,
61 omicidi in più rispetto al 2004.
Un altro capitolo riguarda gli omosessuali
sempre di più vittime di "crimini
odiosi". Ad esempio nel rapporto viene
citato l'omicidio di Lenford Harvey (ne abbiamo
già parlato in un altro articolo),
un noto attivista nelle campagne di prevenzione
contro l'AIDS e contro le discriminazioni
omofoniche. E' di pochi giorni fa la notizia
che per quell'omicidio sono indagate quattro
persone, di cui ben tre di esse sono minorenni.
Nel rapporto vengono denunciate anche le torture
e le condizioni di vita disumane nelle prigioni
jamaicane, un sistema giudiziario lento e
corrotto e il traffico di esseri umani (su
questo tema presto scriveremo un articolo).
Ma ripetiamo è difficile prendere con
serenità questo rapporto del dipartimento
di stato americano. La stessa Carolyn Gomes,
presidente di Jamaicans For Justice, ha dichiarato
che non è molto interessata alle denunce
che provengono da un dipartimento a capo del
quale c'è una certa Condoleeza Rice.
Lo sappiamo che si tratta di fantapolitica
ma immaginiamo se un giorno gli Stati Uniti
decidessero di attaccare la Jamaica per esportare,
così come sanno fare, la loro democrazia.
Eppure abbiamo la certezza che ciò
non possa accadere visto che nell'isola non
c'è il petrolio e non c'è l'oro
ma solo tanta "maria". Ma si sa
che a loro la ganja non piace molto visto
che continuano con gli elicotteri a distruggere
le piantagioni.
2005
NUOVO RECORD DI OMICIDI IN JAMAICA
QAlla fine
la Jamaica è riuscita, suo malgrado
a superare il macabro record di uccisioni,
superando di gran lunga gli oltre 1.500 morti
ammazzati del 2004. Secondo le statistiche
infatti in questo 2005 gli assassinii hanno
superato quota 1.600, legittimando e rafforzando
la cattiva reputazione dell'isola quale capitale
degli omicidi nel mondo.
La proporzione degli omicidi rispetto alla
popolazione, parla di 63 morti ogni 100.000
abitanti, uno dei più alti del mondo
insieme al Sud Africa e alla Colombia.
La maggioranza delle uccisioni si concentra
nelle aree urbane depresse dove le gangs,
solo qualche volta legate ad un partito politico,
si contendono il racket delle estorsioni,
della droga e il controllo del territorio.
Il parish più colpito è quello
di St.Anrew, quello nel quale si trovano le
città di Kingston e Spanish Town, in
particolar modo nei ghetti poveri di Arnett
Gardens e Jones Town. Ma il dato nuovo è
che il fenomeno cresce a macchia d'olio interessando
anche aree fino ad ora estranee al fenomeno,
come quelle rurali.
Un altro dato importante è che molte
di questi omicidi sono imputabili a violenze
domestiche e anche a banali liti che sempre
più vengono risolte con le pistole
o i coltelli.
Naturale che la violenza sia il problema più
avvertito dai jamaicani che chiedono al governo
un intervento affinchè il fenomeno
degli omicidi possa almeno essere controllato
maggiormente. Fino ad ora nessuna misura messa
in campo dalla politica ha dato risultati
concreti. La stessa operazione Kingfish, lanciata
e annunciata con grande enfasi su tutti i
media nazionali, è stata un buco nell'acqua.
Ma come più volte denunciato fino a
quando la soluzione sarà la sola militarizzazione
del territorio, difficilmente si arriverà
alla soluzione del problema visto che molti
di questi omicidi sono commessi dalla stessa
polizia.
E ora nel 2006, con le elezioni politiche
alla porta, tutti temono che la situazione
sfugga definitivamente di mano.
E' sempre un colpo al cuore dare queste notizie
su un posto che amiamo tantissimo, la nostra
Jamaica che ci ha regalato e continua a regalarci
magiche vibrazioni. Ma il dovere di cronaca
ci impone di mostrare anche il lato oscuro
con la preghiera e la speranza che un giorno
le cose possano migliorare
Mr. Bigga
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