;  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Archivio
 
 
WELCOME inna new REGGAE REVOLUTION.it
INNA DE NEWS

GRAMMY AWARDS
LA SOLITA MUSICA

Ancora una volta le nomination ai reggae award, annunciati a Los Angeles lo scorso 6 dicembre, lasciano perplessi e parzialmente insoddisfatti. Nulla da dire su mostri sacri della musica jamaicana quali sono Burning Spear, Toots And Maytals, Sly & Robbie, Lee Perry, più l'outsider Steven Marley, tutti candidati alla vittoria finale, ma davvero sembra che nulla accada nella reggae music per coloro che devono scegliere i dischi che si contenderanno il premio. Le nomination sono quasi sempre le stesse ed un vasto numero di artisti jamaicani non vengono mai presi in considerazione. Motivo per il quale, seppure resta alto il prestigio di chi si aggiudica l'award, la manifestazione perde sempre più interesse per la reggae massive internazionale.
Il dovere di cronaca non ci esime comunque dal presentarvi brevemente questi lavori discografici, nella speranza che il prossimo anno ci possano essere più sorprese e meno prevedibilità nella scelta del miglior disco dell'anno.

THE BURNING SPEAR EXEPERIENCE

Un doppio cd completamente autoprodotto dal mitico Burning Spear, che mischia materiale già edito, versions particolarI e brani mai pubblicati prima d'ora. La stessa selezione è stata fatta dal "Roots Master", che ha confermato così la sua incrollabile volontà di sottrarsi al sistema discografico imperante, fondamentale battaglia che sta caratterizzando in questi anni il grande artista. Di raccolte del materiale di Burning Spear ce ne sono diverse in giro, ma questa in particolare ha un valore prezioso perché a decidere la scaletta, a selezionare i brani, a curare ogni particolare è l'artista stesso, tutti elementi che fanno di questo doppio albums qualcosa di irrinunciabile per i tanti fans dell'African Teacher". Anno importante questo 2007 per Burning Spear, grazie anche al giusto riconoscimento che il governo jamaicano gli ha voluto conferire, dandogli l'Order Of Distinction e riconoscendo così l'apporto fondamentale che l'artista ha dato alla diffusione della musica e della cultura in tutto il mondo. Un modo anche per porre fine ad una divisione tra il singer e la sua isola natia, acuitasi dopo la partecipazione al Rebel Salute nel 2006 alla quale il pubblico non aveva risposto come si deve a chi rappresenta la storia. Sul Myspace dell'artista è possibile trovare una lettera nella quale Spear descrive la gioia di ricevere finalmente un riconoscimento dalla sua Jamaica, segnala come sia una grande ingiustizia il fatto che lui come tante altre leggende della reggae music siano state troppo presto dimenticate e conclude con queste parole piene di poesia e amore:
"Vorrei dire a tutti di non dare importanza a quanto leggete sulla Jamaica, questa isola è meravigliosa ed è il miglior posto dove ricaricarsi di energia. Le spiagge sono belle e tutta la natura rende questa terra un paradiso. Basta ascoltare la calma brezza del vento, stare seduti sotto una palma e sentire il canto degli uccelli. Finalmente io vecchio Rastaman sono a casa, felice e libero. Jamaica, terra nella quale sono nato, ti amo".

TOOTS & THE MAYTALS - LIGHT YOUR LIGHT

Ancora una volta Toots And Maytals si appresta a vincere il Grammy con il nuovo disco "Light Your Light", successore di "True Love" che si era appunto già aggiudicato il prestigioso premio nel 2004. Per il leggendario artista l'album è la conferma dell'incredibile vitalità che ancora caratterizza la musica e le vibrazione di Hibbert. Tra cover e qualche collaborazione di prestigio, 45 anni dopo il suo debutto, Toots propone la sua miscela di reggae, soul e spruzzatine di pop, così da rendere il suo disco accessibile ad un pubblico più vasto


SLY AND ROBBIE - ANNIVERSARY

Tour e raccolta, ora candidata all'award, dei gemelli del ritmo, così da celebrare i 25 anni della loro etichetta. Materiale soprattutto dagli anni'80, nessuna particolare novità e solo l'ennesima conferma di come questi due musicisti siano stati assolutamente fondamentali per la musica reggae. Anche lo scorso anno Sly & Robbie furono selezionati per l'award, vinto però da Ziggy Marley con "Love Is My Religion".
.
LEE SCATCH PERRY - THE END OF AMERICAN DREAM

E' il produttore più geniale che la Jamaica abbia mai avuto, lo dice da tempo che lui non fa più musica reggae nelle nuove produzioni. Quindi pensiamo che si sia sentito offeso da chi ha voluto inserire la sua ultima fatica discografica in tale categoria, un torto per chi cerca con forza un suono altro che, a furia di esperimenti, diventa sempre più indefinibile. Resta comunque l'ammirazione per un uomo che a 71 anni riesce ad essere ancora così creativo e visionario. I testi sono profetiche analisi di come il mondo sia sempre di più sull'orlo del baratro.

STEPHEN MARLEY - MIND CONTROL

Una cosa è sicura: se un figlio di Marley fa un disco, state certi che molto probabilmente vincerà l'award. E così dopo Ziggy e Damian, questa volta è il turno di Stephen che, dopo anni di oscuro ma prezioso lavoro dietro le quinte, sale alla ribalta con "Mind Control", album uscito ad inizio del 2007. Nella famiglia, Stephen è senza dubbio il musicista più completo, motivo per il quale non c'è nessuna sorpresa nella sua proposta musicale, che ripropone pedissequamente ciò che l'artista aveva già sperimentato in cabina di regia, ovvero una commistione e incontro tra generi che sta caratterizzando un po' tutta la produzione dei figli del grande Bob. Ben curato in ogni dettaglio, "Mind Control", ha buone probabilità di continuare la tradizione di famiglia e portare così a casa Marley un altro grammy.



... ascolta la nuova puntata n. 20 con le Nomination al Grammy
Scompare anche Tyrone Tylor
Foto by urbanimage.tv

Ancora una triste notizia dalla Jamaica.
Sabato scorso si è spento Tyron Tylor, da molti ricordato per la sua classica ed immortale " Cottage In Negril " . Colpito da un cancro alla prostata, l'artista se ne va all'età di 50 anni, dopo che in passato lui stesso aveva detto di aver avuto problemi con l'abuso di sostanze stupefacenti, che avevano limitato la sua stessa carriera musicale, cominciata agli inizi degli anni '70 con il produttore Holness, ma esplosa solo nella prima parte degli anni '80.
In particolare quel delizioso brano " Cottage In Negril ", era diventato una sorta di manifesto di quanto fosse dolce e intenso vivere nella meravigliosa Negril, quando ancora il turismo di massa non aveva violentato questa splendida località. Inserita in molte compilation di musica reggae, la canzone aveva fatto conoscere Tyron Tylor in tutto il mondo, grazie anche ad una voce dalle chiare influenze soul. Proprio in questi mesi "Cottage In Negril" è stata ripresa dal giovane Duane Stephenson, che l'ha inserita nel suo album di debutto, un'ulteriore testimonianza di come il fascino di questo brano sia eterno. Il raffinato singer ha prodotto altro materiale di successo, ma nulla gli ha fatto rivivere i momenti di gloria e pure qualche tentativo di ritorno, come quando apparve al Rebel Salute, sono risultati inutili per il rilancio della sua musica.


ROOTS & CULTURE
AI MASSIMI LIVELLI
Tracklist
1. Culture - Tell Me Who Jah
2. Culture - Roots Girl
3. Culture - Dry Up Your Tears
4. Culture - Rub A Dub Train
5. Culture - Jah Tabernacle
6. Don Carlos - Street Life
7. Don Carlos - Say You Will Be My Baby
8. Don Carlos - Hog And Goat
9. Don Carlos - Rub A Dub Queen
10. Don Carlos - English Woman
11. Don Carlos - I'm Not Crazy
12. Don Carlos - Mr Su
n

UUn anno senza Culture, 12 mesi senza Joseph Hill, questo il tempo trascorso da quando una tristissima notizia ha privato la reggae massive internazionale di uno dei suoi astri più splendenti.
Il modo migliore per celebrarlo è continuare a suonare e ascoltare la sua musica, far rivivere ogni attimo della sua grandezza dentro di noi, diventare noi per primi testimoni e portatori della sua genialità affinché quella stella non si spenga mai.
Dovremo abituarci ai tanti tributi, alle ristampe, alle raccolte, agli inediti che nei prossimi anni salteranno fuori. Anche questo è un modo per perpetuare la memoria, renderla indelebile e incancellabile.
La ristampa della Vp Records di "Roots & Culture" va proprio in questa direzione, con il merito aggiuntivo però di non limitarsi solo al ricordo di Joseph Hill (indiretto per la verità), ma di rilanciare anche un'altra figura importante della reggae music, troppe volte oscurata o non tenuta in debita considerazione. Parliamo di Don Carlos, perché a dividere questo album cruciale per chi ama le roots vibes con i Culture, c'è proprio lui.
Continua così il lavoro di riedizione della label americana del vecchio catalogo dell'etichetta Volcano/Jah Guidance, che ha prodotto tanto materiale interessante. Uscito agli inizi degli anni '80, l'album fotografa un periodo particolare dei Culture e segnatamente la temporanea separazione che vide Albert Walker e Kenneth Dayes proseguire insieme, mentre Jospeh Hill intraprendeva la sua collaborazione con Alvin Ranglin. E la mancanza si sente, perché seppure siamo di fronte a brani di ottima fattura e di sano e pulsante roots nello stile Culture, non si avverte quel valore aggiunto, quel misticismo ed unicità che solo il grande artista sapeva apportare. Solari e luminose sono le canzoni di Don Carlos, dotato di una voce unica nel panorama della musica jamaicana. Con lui il roots and culture si incontra alla perfezione con le sonorità più lovers, come dimostrano brani quali la classica "Say You Will Be My Baby" e la dolcissima "Rub A Dub Queen". Nella ristampa troviamo altri due brani di Don Carlos, fondatore alla fine degli anni '70 dei Black Uhuru, "I'm Not Crazy" e "Mr Sun", che rendono ancora più preziosa questa ristampa prodotta dall'insuperabile team formato da Henry "Junjo" Lawes e la Roots Radics Band


Ascolta Josie Mel nella puntata di RRR on line
DANCEHALL E MATERNITA'
Sul Sunday Observer del 5 agosto è apparso un interessante articolo nel quale si svelano alcuni aspetti della cultura dancehall. Chi è stato in Jamaica si è sicuramente sorpreso nel vedere le ragazze dimenarsi e danzare simulando atti sessuali, fermandosi molto spesso ad un giudizio superficiale che vedeva in quel comportamento una generica predisposizione del "popolo di colore" ad essere più caldo rispetto a noi europei.

Questo articolo ci permette, seppure in parte, di dare una lettura diversa e soprattutto ci ricorda come la cultura jamaicana sia indissolubilmente legata a quella africana. A scriverlo è stato Roland Henry, che ha interpellato alcuni testimoni privilegiati del fenomeno, concentrando in particolare la sua attenzione sulla fertilità delle donne.
In molte società, il segno di una inequivocabile gravidanza può essere considerata un elemento esteticamente brutto, ma per alcune delle ragazze che sono solite partecipare alle dancehall, un simile elemento è un motivo di onore.

Un'affezionata e conoscitrice della cultura dancehall, la dottoressa Sonja Niaah è d'accordo su questa conclusione.
La maternità è considerata parte del ciclo della vita e la dancehall la osserva e la celebra" - afferma Njaah, spiegando che non è inusuale vedere donne durante le feste dancehall spogliarsi oppure mostrare il seno, l'addome e le gambe - tutte aree del corpo nelle quali i segni sono più evidenti. Questo tipo di esibizioni cominciano solitamente quando il selecta chiama le donne presenti a mostrare con la danza la loro fertilità - un'azione che Njiaah descrive come un'eredità africana.
"Assomiglia molto ad una celebrazione africana, nella quale viene esaltata la maternità. In chi vede in questi gesti solo volgarità è perché non conosce le proprie radici" - afferma sempre la dottoressa Njaah.

"In molte culture africane la danza rappresenta la celebrazione delle funzioni riproduttive delle donne - aggiunge Njaah - Per estensione quando celebriamo qualcosa non lasciamo indietro gli altri aspetti della nostra vita, portiamo ogni cosa con noi, e non c'è separazione o contraddizione tra gli elementi che danno la vita e le cose che facciamo per celebrare la vita."
Ma se Njaah vede in tutto ciò una sorta di interpretazione moderna degli antichi rituali di fertilità, l'attivista dei diritti umani Blenda Simms vede in tutto ciò una palese violazione della privacy.
"Le donne non hanno più privacy. Nessuno ha il diritto di pretendere di vedere quelli che dovrebbero essere i segni della fertilità" - afferma la dottoressa.

"Penso non ci sia nulla di positivo, tutto quello che si sta dicendo è che una donna non è nulla di più dei suoi tratti biologici tra i quali è compresa anche la sua capacità di riproduzione - aggiunge Simms - Non c'è bisogno che le donne abbiano dei bambini per celebrarle".
Inoltre sottolinea che seppure le donne hanno un'attitudine alla riproduzione, resta per loro sempre la libertà di scelta, senza che per questo debbano essere viste come delle "mules" (gergo che indica le donne che non hanno avuto ancora bambini) così come accade negli ambienti dancehall.
Proprio l'atteggiamento delle ragazze nei confronti della possibilità di diventare madri, trova diverse sensibilità a seconda delle condizioni sociali ed economiche. Con questo si vuol dire che le ragazze che vivono in città in ambienti che potremmo definire borghesi tendono a ritardare il momento nel quale decidono di dare alla luce un bambino. Inoltre anche l'atteggiamento nei confronti dell'aborto assume diverse sfumature sino alla totale contrarietà dell'ambiente dancehall.
Tony Matterhorn (giovane artista emerso lo scorso anno con il tormentone "Dutty Wine") si fa portavoce di molti colleghi quando dice che la dancehall esprime la propria contrarietà all'aborto e cerca di responsabilizzare la donna nel prendersi cura del proprio bambino.
"Penso che non ci sia nulla di male portare in grembo una vita" - dice il deejay.

E ritorniamo così al punto di partenza, ovvero al momento nel quale il selecta invita le "gal" a mostrare la loro fertilità. Contro questo atteggiamento si schiera Lady Saw, che è considerata la regina della dancehall, e che sul tema della maternità ha scritto una bella canzone dal titolo "No Less Then A Woman", nella quale racconta la proprio condizione di donna che pur volendo non riesce a procreare. Ma nonostante questa condizione l'artista rivendica comunque il suo essere donna e riferendosi ai selecta che inneggiano alla fertilità quale elemento della femminilità, Lady Saw risponde "che chi fa questo è un ignorante e dovrebbe solo fare silenzio".
Ma la posizione di Lady Saw rischia di essere isolata e davvero una donna jamaicana rischia di essere emarginata se per scelta o perché costretta non ha procreato.


BLACK ROOTS
REGGAE AI MASSIMI LIVELLI
Sarà ancora una volta la Makasoud, l'intraprendente e interessante label francese, a regalarci un disco dall'enorme valore, una perla imperdibile per gli amanti delle roots vibes.
E' infatti prevista per il 15 ottobre l'uscita di "In Session" dei Black Roots, mitica band inglese nata nel 1979 nel quartiere jamaicano di Bristol a Londra. Ben otto elementi per costituire un collettivo dal forte impatto ritmico, protagonista di indimenticabili concerti ed esibizioni, capaci di lasciare un segno indelebile oltre che due dischi assolutamente fantastici, l'omonimo "Black Roots", uscito nel 1983 e "Frontline" dato alle stampe nel 1984, entrambi ristampati dalla stessa Makasound nel 2004 con il titolo "On Frontline".
"In Session" ci offre la possibilità di ascoltare la band durante alcune live session in studio, in particolar modo quelle tenute per i più importanti produttori dei concerti radio, come Jonh Peel della BBC 1 e con David 'Kid' Jensen e Peter Powell, il primo trasmesso nel maggio del 1982 e il secondo mandato in onda il 14 novembre dello stesso anno. Nel 1985 proprio da queste esperienze live in studio viene tratto il materiale per l'uscita, su vinile, di "In Session".
Originariamente composto da dieci tracce, la label francese lo arricchisce con delle version inedite e altrenative come accade con i brani " Chanting For Freedom " / " Confusion " / " The Father " e " Tribal War ".
Arrivati nel 1980 sulla scena reggae inglese con un ep contenente quattro tracce e con il singolo "Chanting For Freedom", i Black Roots dimostrarono sin da subito le loro enormi potenzialità, capitalizzate nel massimo splendore con il primo album omonimo, contenente alcune delle loro canzoni più riuscite come "Juvenile Delinquent", "Africa" e "Opportunity". Ad arricchire la loro musica si aggiungeva un chiaro e convinto messaggio di amancipazione e liberazione, un modo per conservare e far rivivere le proprie radici seppure immersi in un cultura aliena e poco amica come quella inglese. Ad aver reso unici e irripetibili i Black Roots è stata la forza dei loro live, dimostrata ovunque andassero, dalle università alle live session in televisione, fino ai grandi palchi europei, in alcuni casi insieme ad altri musicisti di spessore quali Mikey Dread e gli UB40. Più melodico e più orientato ad un messaggio di "one love, one heart e one destiny" è stato il secondo album della band "The Frontline", uscito nel 1984 e capace di rafforzare la già solida reputazione dei Black Roots.Sotto la direzione di Neil Fraser aka Mad Professor, viene prodotto nel 1987 "All Day All Night", le cui caratteristiche principali sono un sound più profondo con virate dub e una ricerca più raffinata di armonie particolari.
Agli inizi degli anni '90 la band si scioglie, confluendo ognuno per proprio conto in diversi e altri progetti. Grave perdita per tutti i reggae fans seppure il mito di questa band non si è mai spento.

Track list :


1 - Confusion
2 - Survival
3 - Juvenile delinquent
4 - What them a do
5 - Move one
6 - Opportunity
7 - Tribal War
8 - Africa
9 - The Father
10 - Chanting for freedom
11 - Chanting for freedom (12' mix)
12 - Confusion (12' mix)
13 - Bristol Rock (12' mix)
14 - The System (12' mix)


DOPPIO COCOA TEA
Primo disco di Cocoa Tea con l'etichetta europea Minor7Flat5, "Biological Warfare" arriva ad un anno di distanza del riuscito "Save Us Jah". Inoltre questo anno nelle sue iniziative per celebrare il trentennale della propria fondazione, la Greensleeves ha ristampato "Tune In", uno degli album di maggiore successo di Calvin Scott (vero nome dell'artista). In questa nuova realizzazione discografica il singer dalla voce inconfondibile, riprende la sua disamina sulle tante storture della vita, con una visione che lascia l'approccio locale della sola Jamaica, per conferire al messaggio una dimensione internazionale, nella convinzione che in un mondo globalizzato tutto diventa più interdipendente. A partire dal tema della povertà, che Cocoa Tea affronta nel bellissimo brano di apertura, "Poverty" su Bodo riddim. L'indigenza di molti per i privilegi di pochi, una ineguaglianza sociale ed economica che assume contorni sempre più drammatici. Il singer la interpreta egregiamente, supportato dal ottimo sound della Firehouse Crew, una delle session ritmiche più brave della Jamaica. In "Blood And Fyah"l'attenzione si sposta sui propositi degli Stati Uniti di voler costruire un nuovo ordine mondiale con la forza delle armi. Cocoa Tea risponde a tutto a questo con la sua intransigente e incorruttibile fede Rasta. Suoni compatti e voce ispirata caratterizzano la title track "Bioligical Warfare", nella quale denuncia una sorta di attitudine umana alla guerra, quasi come se questa fosse iscritta nel DNA degli uomini. Una prospettiva storica trova posto invece in "Man Of The Spain", una tagliente denuncia del passato coloniale dell'Occidente. Altri episodi di rilievo li troviamo nell'appassionata "Too Far From Home", un atto di amore per una donna italiana al quale segua un altro atto di amore, questa volta dedicato alla Motherland con "Africa", canzone dalla possente linea di basso alla quale si accompagna una grande sezioni fiati con Nambo Robinson in grande evidenza. A degna conclusione di questa sorta di viaggio infernale, l'album si chiude con "Sons Of Jah", una grande tune nella quale armonia e classe si incontrano per dare vita una canzone in cui Cocoa Tea ci indica la strada per uscire dalla mediocrità.
"Biological Warfare" è un disco ricco di spunti interessanti, nel quale si conferma ancora una volta la grandezza di un artista che è sulla scena da oltre 30 anni. E' però doveroso segnale che non è oro tutto quel che luccica, e nel disco non mancano momenti meno ispirati con canzoni forse troppo anonime, come nel caso di "Let The Dancehall" e "Give Them".

COCOA TEA - BIOLOGICAL WARFARE - MINOR7FLAT5

Tracklist

Poverty
Blood And Fyah
Biological Warfare
Let The Dancehall
Man From Spain
Too Far From Home
Africa
War Dust
Give Dem
Extortionist
New World Order
They Never Stop
Stop Tell Lie
Rise Up
Sons Of Jah

COCOA TEA - TUNE IN - GREENSLEEVES

Uscito nel 1984, "Tune In" è il quinto album di Cocoa Tea per la Greensleeves, realizzato proprio sull'onda del successo della title track, un irresistibile brano registrato sulla base dell'intramontabile Far East riddim. In quegli anni l'artista aveva raggiunto il picco della sua carriera con una serie di hits impressionante, grazie anche alla proficua collaborazione con Junjo Lawes. Questa ristampa ne fotografa un momento topico, con la dimostrazione anche di cosa fosse la dancehall a metà degli anni '80. Altro riddim classico che l'artista riprende è il Party Time degli Heptones, sul quale cuce la sua "Good Life", dove la voce morbida e sognante di Cocoa Tea risalta in tutta la sua lucentezza. C'è poi spazio per la profetica "Over The Years", che nonostante sia stata scritta oltre 20 anni fa, esamina puntigliosamente molti dei problemi che ancora attanagliano il mondo, come ad esempio la criminalità per la quale il singer scrive "Criminality", uno dei pezzi più "strong" di questo disco. Ad arricchire un album già di per se prezioso, troviamo per la prima volta su cd la version 12'' di "Too Young", con la dirompente partecipazione di Buju Banton.

TUNE IN - COCOA TEA - GREENSLEEVES


· Tune In
· Mek Dem A Gwaan So
· Love Me Truly
· Good Life
· Don't You Burn
· She Loves Me Now
· Over The Years
· Caan Touch Dis
· Sinner Burning feat. Charlie Chaplin
· Hot Sweet Cocoa Tea
· Criminality
· Eighteen And Over
· Don't Turn It Off feat. Charlie Chaplin
· Head Of Government feat. Charlie Chaplin (12 Inch Mix)
· Too Young feat. Buju Banton (12 Inch Mix



THE TECHNIQUES
ARMONIE SENZA TEMPO
Queen Majesty ~ The Best Of The Techniques 1965 to 1974 - Trojan
Fase di grande creatività gli anni '60 in Jamaica. E non potrebbe essere altrimenti, quando un intero popolo diventa consapevole di poter creare una propria musica, uno stile particolare che poi diventa parte del patrimonio culturale. Molte di queste spinte propulsive sono venute dai gruppi vocali, quegli ensemble di voci e armonie che hanno fatto sognare un'intera generazione. La Trojan, da sempre ambasciatrice delle "old vibes", dà alle stampe un doppio cd attraverso il quale ripercorrere la carriera artistica di uno dei gruppi che più hanno lasciato un segno, ovvero i Techniques. Nel cofanetto, il primo disco raccoglie i pezzi dell'esordio, quelli generati in era ska e rock steady. Più lovers rock il secondo disco, dove troviamo anche alcune canzoni dal chiaro messaggio spirituale. Anima dei Techniques è senza dubbio Slim Smith, la cui precoce morte ha privato la musica jamaicana di uno dei geni di maggior talento. Chiamato a sostituirlo, Pat Kelly prima e Dave Barker dopo, seppure dovendo rilevare una difficile eredità, hanno comunque egregiamente recitato in maniera impeccabile la loro parte. Sono ben 55 le track contenute in questa preziosa raccolta, che copre un arco temporale che va dal 1965 al 1974. Un disco fondamentale e al quale non bisogna rinunciare


E' SCOMPARSO JAH JERRY
Quel giorno mentre Prince Buster pensava che ci volesse qualcosa di nuovo nella musica jamaicana, il chitarrista presente in studio cominciò a far suonare il suo strumento in maniera diversa dal solito. In gergo tecnico egli fece si che la chitarra andasse ad enfatizzare l'"afterbeat" invece del "downbeat". Questo significa che il beat che la chitarra crea ha un andamento in levare, a partire dalla seconda, terza e quarta battuta. Questa caratteristica è alla base della nascita dello ska, ed è facile immaginare che ancora oggi costituisce uno dei punti fondamentali della musica prodotta nell'isola. Quel chitarrista era Jerome Hines, meglio conosciuto dal pubblico con il nome di Jah Jerry. Questo grande musicista, pioniere della musica jamaicana, ci ha lasciato lunedì 13 agosto, all'età di 80 anni.
A Jah Jerry è indissolubilmente legato il nome degli Skatalites, nei quali ha militato sin dalla fondazione del gruppo. E' scomparso insomma una figura di fondamentale importanza alla quale va tutto il nostro rispetto e ammirazione.
Give Thanks Jah Jerry -By ReggaeRevolution Crew


News >>>>

 

PACE

Spaciale:

Jah Cure

Bob Marley



Iscriviti alla mailing List
Login e Pw