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WELCOME
inna new REGGAE
REVOLUTION.it
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INNA
DE NEWS
Brevi notizie
dal mondo della reggae music
By Mr Bigga
Inna De
News
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GRAMMY
AWARDS
LA SOLITA MUSICA
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Ancora
una volta le nomination
ai reggae award,
annunciati a Los
Angeles lo scorso
6 dicembre, lasciano
perplessi e parzialmente
insoddisfatti.
Nulla da dire
su mostri sacri
della musica jamaicana
quali sono Burning
Spear, Toots And
Maytals, Sly &
Robbie, Lee Perry,
più l'outsider
Steven Marley,
tutti candidati
alla vittoria
finale, ma davvero
sembra che nulla
accada nella reggae
music per coloro
che devono scegliere
i dischi che si
contenderanno
il premio. Le
nomination sono
quasi sempre le
stesse ed un vasto
numero di artisti
jamaicani non
vengono mai presi
in considerazione.
Motivo per il
quale, seppure
resta alto il
prestigio di chi
si aggiudica l'award,
la manifestazione
perde sempre più
interesse per
la reggae massive
internazionale.
Il dovere di cronaca
non ci esime comunque
dal presentarvi
brevemente questi
lavori discografici,
nella speranza
che il prossimo
anno ci possano
essere più
sorprese e meno
prevedibilità
nella scelta del
miglior disco
dell'anno.
THE BURNING
SPEAR EXEPERIENCE
Un
doppio cd completamente
autoprodotto dal
mitico Burning
Spear, che mischia
materiale già
edito, versions
particolarI e
brani mai pubblicati
prima d'ora. La
stessa selezione
è stata
fatta dal "Roots
Master",
che ha confermato
così la
sua incrollabile
volontà
di sottrarsi al
sistema discografico
imperante, fondamentale
battaglia che
sta caratterizzando
in questi anni
il grande artista.
Di raccolte del
materiale di Burning
Spear ce ne sono
diverse in giro,
ma questa in particolare
ha un valore prezioso
perché
a decidere la
scaletta, a selezionare
i brani, a curare
ogni particolare
è l'artista
stesso, tutti
elementi che fanno
di questo doppio
albums qualcosa
di irrinunciabile
per i tanti fans
dell'African Teacher".
Anno importante
questo 2007 per
Burning Spear,
grazie anche al
giusto riconoscimento
che il governo
jamaicano gli
ha voluto conferire,
dandogli l'Order
Of Distinction
e riconoscendo
così l'apporto
fondamentale che
l'artista ha dato
alla diffusione
della musica e
della cultura
in tutto il mondo.
Un modo anche
per porre fine
ad una divisione
tra il singer
e la sua isola
natia, acuitasi
dopo la partecipazione
al Rebel Salute
nel 2006 alla
quale il pubblico
non aveva risposto
come si deve a
chi rappresenta
la storia. Sul
Myspace dell'artista
è possibile
trovare una lettera
nella quale Spear
descrive la gioia
di ricevere finalmente
un riconoscimento
dalla sua Jamaica,
segnala come sia
una grande ingiustizia
il fatto che lui
come tante altre
leggende della
reggae music siano
state troppo presto
dimenticate e
conclude con queste
parole piene di
poesia e amore:
"Vorrei dire
a tutti di non
dare importanza
a quanto leggete
sulla Jamaica,
questa isola è
meravigliosa ed
è il miglior
posto dove ricaricarsi
di energia. Le
spiagge sono belle
e tutta la natura
rende questa terra
un paradiso. Basta
ascoltare la calma
brezza del vento,
stare seduti sotto
una palma e sentire
il canto degli
uccelli. Finalmente
io vecchio Rastaman
sono a casa, felice
e libero. Jamaica,
terra nella quale
sono nato, ti
amo".
TOOTS &
THE MAYTALS -
LIGHT YOUR LIGHT
Ancora
una volta Toots
And Maytals si
appresta a vincere
il Grammy con
il nuovo disco
"Light Your
Light", successore
di "True
Love" che
si era appunto
già aggiudicato
il prestigioso
premio nel 2004.
Per il leggendario
artista l'album
è la conferma
dell'incredibile
vitalità
che ancora caratterizza
la musica e le
vibrazione di
Hibbert. Tra cover
e qualche collaborazione
di prestigio,
45 anni dopo il
suo debutto, Toots
propone la sua
miscela di reggae,
soul e spruzzatine
di pop, così
da rendere il
suo disco accessibile
ad un pubblico
più vasto
SLY AND ROBBIE
- ANNIVERSARY
Tour
e raccolta, ora
candidata all'award,
dei gemelli del
ritmo, così
da celebrare i
25 anni della
loro etichetta.
Materiale soprattutto
dagli anni'80,
nessuna particolare
novità
e solo l'ennesima
conferma di come
questi due musicisti
siano stati assolutamente
fondamentali per
la musica reggae.
Anche lo scorso
anno Sly &
Robbie furono
selezionati per
l'award, vinto
però da
Ziggy Marley con
"Love Is
My Religion".
.
LEE SCATCH
PERRY - THE END
OF AMERICAN DREAM
E'
il produttore
più geniale
che la Jamaica
abbia mai avuto,
lo dice da tempo
che lui non fa
più musica
reggae nelle nuove
produzioni. Quindi
pensiamo che si
sia sentito offeso
da chi ha voluto
inserire la sua
ultima fatica
discografica in
tale categoria,
un torto per chi
cerca con forza
un suono altro
che, a furia di
esperimenti, diventa
sempre più
indefinibile.
Resta comunque
l'ammirazione
per un uomo che
a 71 anni riesce
ad essere ancora
così creativo
e visionario.
I testi sono profetiche
analisi di come
il mondo sia sempre
di più
sull'orlo del
baratro.
STEPHEN MARLEY
- MIND CONTROL
Una
cosa è
sicura: se un
figlio di Marley
fa un disco, state
certi che molto
probabilmente
vincerà
l'award. E così
dopo Ziggy e Damian,
questa volta è
il turno di Stephen
che, dopo anni
di oscuro ma prezioso
lavoro dietro
le quinte, sale
alla ribalta con
"Mind Control",
album uscito ad
inizio del 2007.
Nella famiglia,
Stephen è
senza dubbio il
musicista più
completo, motivo
per il quale non
c'è nessuna
sorpresa nella
sua proposta musicale,
che ripropone
pedissequamente
ciò che
l'artista aveva
già sperimentato
in cabina di regia,
ovvero una commistione
e incontro tra
generi che sta
caratterizzando
un po' tutta la
produzione dei
figli del grande
Bob. Ben curato
in ogni dettaglio,
"Mind Control",
ha buone probabilità
di continuare
la tradizione
di famiglia e
portare così
a casa Marley
un altro grammy.
...
ascolta la nuova
puntata n. 20 con
le Nomination al
Grammy
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Scompare
anche Tyrone
Tylor
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Foto
by urbanimage.tv
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Ancora
una triste notizia
dalla Jamaica.
Sabato scorso
si è spento
Tyron Tylor, da
molti ricordato
per la sua classica
ed immortale "
Cottage In Negril
" . Colpito
da un cancro alla
prostata, l'artista
se ne va all'età
di 50 anni, dopo
che in passato
lui stesso aveva
detto di aver
avuto problemi
con l'abuso di
sostanze stupefacenti,
che avevano limitato
la sua stessa
carriera musicale,
cominciata agli
inizi degli anni
'70 con il produttore
Holness, ma esplosa
solo nella prima
parte degli anni
'80.
In particolare
quel delizioso
brano " Cottage
In Negril ",
era diventato
una sorta di manifesto
di quanto fosse
dolce e intenso
vivere nella meravigliosa
Negril, quando
ancora il turismo
di massa non aveva
violentato questa
splendida località.
Inserita in molte
compilation di
musica reggae,
la canzone aveva
fatto conoscere
Tyron Tylor in
tutto il mondo,
grazie anche ad
una voce dalle
chiare influenze
soul. Proprio
in questi mesi
"Cottage
In Negril"
è stata
ripresa dal giovane
Duane Stephenson,
che l'ha inserita
nel suo album
di debutto, un'ulteriore
testimonianza
di come il fascino
di questo brano
sia eterno. Il
raffinato singer
ha prodotto altro
materiale di successo,
ma nulla gli ha
fatto rivivere
i momenti di gloria
e pure qualche
tentativo di ritorno,
come quando apparve
al Rebel Salute,
sono risultati
inutili per il
rilancio della
sua musica.
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ROOTS
& CULTURE
AI MASSIMI LIVELLI
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Tracklist
1.
Culture -
Tell Me Who
Jah
2. Culture
- Roots Girl
3. Culture
- Dry Up Your
Tears
4. Culture
- Rub A Dub
Train
5. Culture
- Jah Tabernacle
6. Don Carlos
- Street Life
7. Don Carlos
- Say You
Will Be My
Baby
8. Don Carlos
- Hog And
Goat
9. Don Carlos
- Rub A Dub
Queen
10. Don Carlos
- English
Woman
11. Don Carlos
- I'm Not
Crazy
12. Don Carlos
- Mr Sun |
UUn
anno senza Culture,
12 mesi senza
Joseph Hill, questo
il tempo trascorso
da quando una
tristissima notizia
ha privato la
reggae massive
internazionale
di uno dei suoi
astri più
splendenti.
Il modo migliore
per celebrarlo
è continuare
a suonare e ascoltare
la sua musica,
far rivivere ogni
attimo della sua
grandezza dentro
di noi, diventare
noi per primi
testimoni e portatori
della sua genialità
affinché
quella stella
non si spenga
mai.
Dovremo abituarci
ai tanti tributi,
alle ristampe,
alle raccolte,
agli inediti che
nei prossimi anni
salteranno fuori.
Anche questo è
un modo per perpetuare
la memoria, renderla
indelebile e incancellabile.
La ristampa della
Vp Records di
"Roots &
Culture"
va proprio in
questa direzione,
con il merito
aggiuntivo però
di non limitarsi
solo al ricordo
di Joseph Hill
(indiretto per
la verità),
ma di rilanciare
anche un'altra
figura importante
della reggae music,
troppe volte oscurata
o non tenuta in
debita considerazione.
Parliamo di Don
Carlos, perché
a dividere questo
album cruciale
per chi ama le
roots vibes con
i Culture, c'è
proprio lui.
Continua così
il lavoro di riedizione
della label americana
del vecchio catalogo
dell'etichetta
Volcano/Jah Guidance,
che ha prodotto
tanto materiale
interessante.
Uscito agli inizi
degli anni '80,
l'album fotografa
un periodo particolare
dei Culture e
segnatamente la
temporanea separazione
che vide Albert
Walker e Kenneth
Dayes proseguire
insieme, mentre
Jospeh Hill intraprendeva
la sua collaborazione
con Alvin Ranglin.
E la mancanza
si sente, perché
seppure siamo
di fronte a brani
di ottima fattura
e di sano e pulsante
roots nello stile
Culture, non si
avverte quel valore
aggiunto, quel
misticismo ed
unicità
che solo il grande
artista sapeva
apportare. Solari
e luminose sono
le canzoni di
Don Carlos, dotato
di una voce unica
nel panorama della
musica jamaicana.
Con lui il roots
and culture si
incontra alla
perfezione con
le sonorità
più lovers,
come dimostrano
brani quali la
classica "Say
You Will Be My
Baby" e la
dolcissima "Rub
A Dub Queen".
Nella ristampa
troviamo altri
due brani di Don
Carlos, fondatore
alla fine degli
anni '70 dei Black
Uhuru, "I'm
Not Crazy"
e "Mr Sun",
che rendono ancora
più preziosa
questa ristampa
prodotta dall'insuperabile
team formato da
Henry "Junjo"
Lawes e la Roots
Radics Band
Ascolta
Josie Mel nella
puntata di RRR on
line
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Sul
Sunday Observer
del 5 agosto è
apparso un interessante
articolo nel quale
si svelano alcuni
aspetti della cultura
dancehall. Chi è
stato in Jamaica
si è sicuramente
sorpreso nel vedere
le ragazze dimenarsi
e danzare simulando
atti sessuali, fermandosi
molto spesso ad
un giudizio superficiale
che vedeva in quel
comportamento una
generica predisposizione
del "popolo
di colore"
ad essere più
caldo rispetto a
noi europei.
Questo articolo
ci permette, seppure
in parte, di dare
una lettura diversa
e soprattutto ci
ricorda come la
cultura jamaicana
sia indissolubilmente
legata a quella
africana. A scriverlo
è stato Roland
Henry, che ha interpellato
alcuni testimoni
privilegiati del
fenomeno, concentrando
in particolare la
sua attenzione sulla
fertilità
delle donne.
In molte società,
il segno di una
inequivocabile gravidanza
può essere
considerata un elemento
esteticamente brutto,
ma per alcune delle
ragazze che sono
solite partecipare
alle dancehall,
un simile elemento
è un motivo
di onore.
Un'affezionata e
conoscitrice della
cultura dancehall,
la dottoressa Sonja
Niaah è d'accordo
su questa conclusione.
La maternità
è considerata
parte del ciclo
della vita e la
dancehall la osserva
e la celebra"
- afferma Njaah,
spiegando che non
è inusuale
vedere donne durante
le feste dancehall
spogliarsi oppure
mostrare il seno,
l'addome e le gambe
- tutte aree del
corpo nelle quali
i segni sono più
evidenti. Questo
tipo di esibizioni
cominciano solitamente
quando il selecta
chiama le donne
presenti a mostrare
con la danza la
loro fertilità
- un'azione che
Njiaah descrive
come un'eredità
africana.
"Assomiglia
molto ad una celebrazione
africana, nella
quale viene esaltata
la maternità.
In chi vede in questi
gesti solo volgarità
è perché
non conosce le proprie
radici" - afferma
sempre la dottoressa
Njaah.
"In molte culture
africane la danza
rappresenta la celebrazione
delle funzioni riproduttive
delle donne - aggiunge
Njaah - Per estensione
quando celebriamo
qualcosa non lasciamo
indietro gli altri
aspetti della nostra
vita, portiamo ogni
cosa con noi, e
non c'è separazione
o contraddizione
tra gli elementi
che danno la vita
e le cose che facciamo
per celebrare la
vita."
Ma se Njaah vede
in tutto ciò
una sorta di interpretazione
moderna degli antichi
rituali di fertilità,
l'attivista dei
diritti umani Blenda
Simms vede in tutto
ciò una palese
violazione della
privacy.
"Le donne non
hanno più
privacy. Nessuno
ha il diritto di
pretendere di vedere
quelli che dovrebbero
essere i segni della
fertilità"
- afferma la dottoressa.
"Penso non
ci sia nulla di
positivo, tutto
quello che si sta
dicendo è
che una donna non
è nulla di
più dei suoi
tratti biologici
tra i quali è
compresa anche la
sua capacità
di riproduzione
- aggiunge Simms
- Non c'è
bisogno che le donne
abbiano dei bambini
per celebrarle".
Inoltre sottolinea
che seppure le donne
hanno un'attitudine
alla riproduzione,
resta per loro sempre
la libertà
di scelta, senza
che per questo debbano
essere viste come
delle "mules"
(gergo che indica
le donne che non
hanno avuto ancora
bambini) così
come accade negli
ambienti dancehall.
Proprio l'atteggiamento
delle ragazze nei
confronti della
possibilità
di diventare madri,
trova diverse sensibilità
a seconda delle
condizioni sociali
ed economiche. Con
questo si vuol dire
che le ragazze che
vivono in città
in ambienti che
potremmo definire
borghesi tendono
a ritardare il momento
nel quale decidono
di dare alla luce
un bambino. Inoltre
anche l'atteggiamento
nei confronti dell'aborto
assume diverse sfumature
sino alla totale
contrarietà
dell'ambiente dancehall.
Tony Matterhorn
(giovane artista
emerso lo scorso
anno con il tormentone
"Dutty Wine")
si fa portavoce
di molti colleghi
quando dice che
la dancehall esprime
la propria contrarietà
all'aborto e cerca
di responsabilizzare
la donna nel prendersi
cura del proprio
bambino.
"Penso che
non ci sia nulla
di male portare
in grembo una vita"
- dice il deejay.
E ritorniamo così
al punto di partenza,
ovvero al momento
nel quale il selecta
invita le "gal"
a mostrare la loro
fertilità.
Contro questo atteggiamento
si schiera Lady
Saw, che è
considerata la regina
della dancehall,
e che sul tema della
maternità
ha scritto una bella
canzone dal titolo
"No Less Then
A Woman", nella
quale racconta la
proprio condizione
di donna che pur
volendo non riesce
a procreare. Ma
nonostante questa
condizione l'artista
rivendica comunque
il suo essere donna
e riferendosi ai
selecta che inneggiano
alla fertilità
quale elemento della
femminilità,
Lady Saw risponde
"che chi fa
questo è
un ignorante e dovrebbe
solo fare silenzio".
Ma la posizione
di Lady Saw rischia
di essere isolata
e davvero una donna
jamaicana rischia
di essere emarginata
se per scelta o
perché costretta
non ha procreato.
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BLACK
ROOTS
REGGAE AI MASSIMI
LIVELLI
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Sarà
ancora una volta
la Makasoud, l'intraprendente
e interessante label
francese, a regalarci
un disco dall'enorme
valore, una perla
imperdibile per
gli amanti delle
roots vibes.
E' infatti prevista
per il 15 ottobre
l'uscita di "In
Session" dei
Black Roots, mitica
band inglese nata
nel 1979 nel quartiere
jamaicano di Bristol
a Londra. Ben otto
elementi per costituire
un collettivo dal
forte impatto ritmico,
protagonista di
indimenticabili
concerti ed esibizioni,
capaci di lasciare
un segno indelebile
oltre che due dischi
assolutamente fantastici,
l'omonimo "Black
Roots", uscito
nel 1983 e "Frontline"
dato alle stampe
nel 1984, entrambi
ristampati dalla
stessa Makasound
nel 2004 con il
titolo "On
Frontline".
"In Session"
ci offre la possibilità
di ascoltare la
band durante alcune
live session in
studio, in particolar
modo quelle tenute
per i più
importanti produttori
dei concerti radio,
come Jonh Peel della
BBC 1 e con David
'Kid' Jensen e Peter
Powell, il primo
trasmesso nel maggio
del 1982 e il secondo
mandato in onda
il 14 novembre dello
stesso anno. Nel
1985 proprio da
queste esperienze
live in studio viene
tratto il materiale
per l'uscita, su
vinile, di "In
Session".
Originariamente
composto da dieci
tracce, la label
francese lo arricchisce
con delle version
inedite e altrenative
come accade con
i brani " Chanting
For Freedom "
/ " Confusion
" / "
The Father "
e " Tribal
War ".
Arrivati nel 1980
sulla scena reggae
inglese con un ep
contenente quattro
tracce e con il
singolo "Chanting
For Freedom",
i Black Roots dimostrarono
sin da subito le
loro enormi potenzialità,
capitalizzate nel
massimo splendore
con il primo album
omonimo, contenente
alcune delle loro
canzoni più
riuscite come "Juvenile
Delinquent",
"Africa"
e "Opportunity".
Ad arricchire la
loro musica si aggiungeva
un chiaro e convinto
messaggio di amancipazione
e liberazione, un
modo per conservare
e far rivivere le
proprie radici seppure
immersi in un cultura
aliena e poco amica
come quella inglese.
Ad aver reso unici
e irripetibili i
Black Roots è
stata la forza dei
loro live, dimostrata
ovunque andassero,
dalle università
alle live session
in televisione,
fino ai grandi palchi
europei, in alcuni
casi insieme ad
altri musicisti
di spessore quali
Mikey Dread e gli
UB40. Più
melodico e più
orientato ad un
messaggio di "one
love, one heart
e one destiny"
è stato il
secondo album della
band "The Frontline",
uscito nel 1984
e capace di rafforzare
la già solida
reputazione dei
Black Roots.Sotto
la direzione di
Neil Fraser aka
Mad Professor, viene
prodotto nel 1987
"All Day All
Night", le
cui caratteristiche
principali sono
un sound più
profondo con virate
dub e una ricerca
più raffinata
di armonie particolari.
Agli inizi degli
anni '90 la band
si scioglie, confluendo
ognuno per proprio
conto in diversi
e altri progetti.
Grave perdita per
tutti i reggae fans
seppure il mito
di questa band non
si è mai
spento.
Track
list :
1 - Confusion
2 - Survival
3 - Juvenile delinquent
4 - What them
a do
5 - Move one
6 - Opportunity
7 - Tribal War
8 - Africa
9 - The Father
10 - Chanting
for freedom
11 - Chanting
for freedom (12'
mix)
12 - Confusion
(12' mix)
13 - Bristol Rock
(12' mix)
14 - The System
(12' mix)
|
Primo
disco di Cocoa Tea
con l'etichetta
europea Minor7Flat5,
"Biological
Warfare" arriva
ad un anno di distanza
del riuscito "Save
Us Jah". Inoltre
questo anno nelle
sue iniziative per
celebrare il trentennale
della propria fondazione,
la Greensleeves
ha ristampato "Tune
In", uno degli
album di maggiore
successo di Calvin
Scott (vero nome
dell'artista). In
questa nuova realizzazione
discografica il
singer dalla voce
inconfondibile,
riprende la sua
disamina sulle tante
storture della vita,
con una visione
che lascia l'approccio
locale della sola
Jamaica, per conferire
al messaggio una
dimensione internazionale,
nella convinzione
che in un mondo
globalizzato tutto
diventa più
interdipendente.
A partire dal tema
della povertà,
che Cocoa Tea affronta
nel bellissimo brano
di apertura, "Poverty"
su Bodo riddim.
L'indigenza di molti
per i privilegi
di pochi, una ineguaglianza
sociale ed economica
che assume contorni
sempre più
drammatici. Il singer
la interpreta egregiamente,
supportato dal ottimo
sound della Firehouse
Crew, una delle
session ritmiche
più brave
della Jamaica. In
"Blood And
Fyah"l'attenzione
si sposta sui propositi
degli Stati Uniti
di voler costruire
un nuovo ordine
mondiale con la
forza delle armi.
Cocoa Tea risponde
a tutto a questo
con la sua intransigente
e incorruttibile
fede Rasta. Suoni
compatti e voce
ispirata caratterizzano
la title track "Bioligical
Warfare", nella
quale denuncia una
sorta di attitudine
umana alla guerra,
quasi come se questa
fosse iscritta nel
DNA degli uomini.
Una prospettiva
storica trova posto
invece in "Man
Of The Spain",
una tagliente denuncia
del passato coloniale
dell'Occidente.
Altri episodi di
rilievo li troviamo
nell'appassionata
"Too Far From
Home", un atto
di amore per una
donna italiana al
quale segua un altro
atto di amore, questa
volta dedicato alla
Motherland con "Africa",
canzone dalla possente
linea di basso alla
quale si accompagna
una grande sezioni
fiati con Nambo
Robinson in grande
evidenza. A degna
conclusione di questa
sorta di viaggio
infernale, l'album
si chiude con "Sons
Of Jah", una
grande tune nella
quale armonia e
classe si incontrano
per dare vita una
canzone in cui Cocoa
Tea ci indica la
strada per uscire
dalla mediocrità.
"Biological
Warfare" è
un disco ricco di
spunti interessanti,
nel quale si conferma
ancora una volta
la grandezza di
un artista che è
sulla scena da oltre
30 anni. E' però
doveroso segnale
che non è
oro tutto quel che
luccica, e nel disco
non mancano momenti
meno ispirati con
canzoni forse troppo
anonime, come nel
caso di "Let
The Dancehall"
e "Give Them".
COCOA
TEA - BIOLOGICAL
WARFARE - MINOR7FLAT5
Tracklist
Poverty
Blood And Fyah
Biological Warfare
Let The Dancehall
Man From Spain
Too Far From Home
Africa
War Dust
Give Dem
Extortionist
New World Order
They Never Stop
Stop Tell Lie
Rise Up
Sons Of Jah
COCOA
TEA - TUNE IN
- GREENSLEEVES
Uscito
nel 1984, "Tune
In" è
il quinto album
di Cocoa Tea per
la Greensleeves,
realizzato proprio
sull'onda del
successo della
title track, un
irresistibile
brano registrato
sulla base dell'intramontabile
Far East riddim.
In quegli anni
l'artista aveva
raggiunto il picco
della sua carriera
con una serie
di hits impressionante,
grazie anche alla
proficua collaborazione
con Junjo Lawes.
Questa ristampa
ne fotografa un
momento topico,
con la dimostrazione
anche di cosa
fosse la dancehall
a metà
degli anni '80.
Altro riddim classico
che l'artista
riprende è
il Party Time
degli Heptones,
sul quale cuce
la sua "Good
Life", dove
la voce morbida
e sognante di
Cocoa Tea risalta
in tutta la sua
lucentezza. C'è
poi spazio per
la profetica "Over
The Years",
che nonostante
sia stata scritta
oltre 20 anni
fa, esamina puntigliosamente
molti dei problemi
che ancora attanagliano
il mondo, come
ad esempio la
criminalità
per la quale il
singer scrive
"Criminality",
uno dei pezzi
più "strong"
di questo disco.
Ad arricchire
un album già
di per se prezioso,
troviamo per la
prima volta su
cd la version
12'' di "Too
Young", con
la dirompente
partecipazione
di Buju Banton.
TUNE
IN - COCOA TEA
- GREENSLEEVES
· Tune
In
· Mek Dem
A Gwaan So
· Love
Me Truly
· Good
Life
· Don't
You Burn
· She Loves
Me Now
· Over
The Years
· Caan
Touch Dis
· Sinner
Burning feat.
Charlie Chaplin
· Hot Sweet
Cocoa Tea
· Criminality
· Eighteen
And Over
· Don't
Turn It Off feat.
Charlie Chaplin
· Head
Of Government
feat. Charlie
Chaplin (12 Inch
Mix)
· Too Young
feat. Buju Banton
(12 Inch Mix
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THE
TECHNIQUES
ARMONIE SENZA
TEMPO
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Queen
Majesty ~ The Best
Of The Techniques
1965 to 1974 - Trojan
Fase
di grande creatività
gli anni '60 in
Jamaica. E non potrebbe
essere altrimenti,
quando un intero
popolo diventa consapevole
di poter creare
una propria musica,
uno stile particolare
che poi diventa
parte del patrimonio
culturale. Molte
di queste spinte
propulsive sono
venute dai gruppi
vocali, quegli ensemble
di voci e armonie
che hanno fatto
sognare un'intera
generazione. La
Trojan, da sempre
ambasciatrice delle
"old vibes",
dà alle stampe
un doppio cd attraverso
il quale ripercorrere
la carriera artistica
di uno dei gruppi
che più hanno
lasciato un segno,
ovvero i Techniques.
Nel cofanetto, il
primo disco raccoglie
i pezzi dell'esordio,
quelli generati
in era ska e rock
steady. Più
lovers rock il secondo
disco, dove troviamo
anche alcune canzoni
dal chiaro messaggio
spirituale. Anima
dei Techniques è
senza dubbio Slim
Smith, la cui precoce
morte ha privato
la musica jamaicana
di uno dei geni
di maggior talento.
Chiamato a sostituirlo,
Pat Kelly prima
e Dave Barker dopo,
seppure dovendo
rilevare una difficile
eredità,
hanno comunque egregiamente
recitato in maniera
impeccabile la loro
parte. Sono ben
55 le track contenute
in questa preziosa
raccolta, che copre
un arco temporale
che va dal 1965
al 1974. Un disco
fondamentale e al
quale non bisogna
rinunciare
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Quel
giorno mentre Prince
Buster pensava che
ci volesse qualcosa
di nuovo nella musica
jamaicana, il chitarrista
presente in studio
cominciò
a far suonare il
suo strumento in
maniera diversa
dal solito. In gergo
tecnico egli fece
si che la chitarra
andasse ad enfatizzare
l'"afterbeat"
invece del "downbeat".
Questo significa
che il beat che
la chitarra crea
ha un andamento
in levare, a partire
dalla seconda, terza
e quarta battuta.
Questa caratteristica
è alla base
della nascita dello
ska, ed è
facile immaginare
che ancora oggi
costituisce uno
dei punti fondamentali
della musica prodotta
nell'isola. Quel
chitarrista era
Jerome Hines, meglio
conosciuto dal pubblico
con il nome di Jah
Jerry. Questo grande
musicista, pioniere
della musica jamaicana,
ci ha lasciato lunedì
13 agosto, all'età
di 80 anni.
A Jah Jerry è
indissolubilmente
legato il nome degli
Skatalites, nei
quali ha militato
sin dalla fondazione
del gruppo. E' scomparso
insomma una figura
di fondamentale
importanza alla
quale va tutto il
nostro rispetto
e ammirazione.
Give Thanks Jah
Jerry -By ReggaeRevolution
Crew
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