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MONTA LA PROTESTA IN JAMAICA
Nel 2006 la Jamaica eleggerà il nuovo primo ministro che dovrà sostituire l'attuale capo del goverso Patterson. Nell'isola quando si avvicinano le elezioni aumentano le paure per l'accrescersi della violenza che ha caratterizzato ogni vigilia elettorale, anche se le ultime elezioni sono state relativamente tranquille. Che ci si trovi già in campagna elettorale, lo dimostra il nuovo combattivo leader del JLP, Bruce Golding, subentrato dopo il ritiro del capo storico Seaga, che ha indetto per il 6 settembre scorso una giornata di agitazione per protestare contro il continuo aumento di generi quali la benzina, l'elettricità e i trasporti. I risultati di questa "chiamata alle armi" si sono materializzati in blocchi stradali, auto incendiate e una quarantina di arresti operati dalla polizia. E questo nonostante la scarsa partecipazione della gente. L'isola è stata paralizzata per l'intera giornata con negozi chiusi, scuole desolate e trasporti paralizzati. Molti han no temuto che questo giorno potesse trasformarsi in tragedia visti anche i precedenti e così hanno preferito restare a casa. Ma per fortuna ha prevalso la calma, anche se non sono mancate episodiche sparatorie e atti di violenza. Clima arroventato sopratutto a Spanish Town, vera enclave del JLP; dove la polizia è stata costretta ad arrestare anche il sindaco.
Il governo ha aspramente criticato la protesta, denunciando anche la morte di una persona che, sceso dall'auto per rimuovere uno dei tanti alberi tagliati per bloccare le strade, è stato ucciso a colpi di pistola.
Grande allerta a Montego Bay dove per quel giorno era previsto l'arrivo di Fidel Castro e Hugo Chavez - presidente del Venezuela - per firmare un accordo riguardante la fornitura di petrolio da parte del paese sud-americano ai paesi caraibici. Ma anche qui tutto è filato liscio, senza nessun incidente.
Golding ha dichiarato, durante una conferenza stampa, che l'iniziativa è stata un successo ed è pronto a replicarla se non ci saranno cambiamenti nella linea di condotta del governo. Ha poi detto che molte delle conquiste sociali dei jamaicani si sono avute dopo simili forme di lotta e poi, andando un pò sopra le righe, citando l'eroe nazionale Paul Bogle e le sue lotte per una maggiore giustizia sociale. E' in questo che Golding mostra una memoria storica un pò corta visto che dimentica quanta responsabilità ha il suo partito se ancora oggi la Jamaica non riesce ad uscire dalle sacche di povertà. Per questo lascia un pò perplessi il suo volersi ergere a difensore dei poveri, a nuova guida per i diseredati.
Queste critiche non devono però nascondere le responsabilità dell'attuale governo che poco ha fatto per migliorare la situazione. Oggi la Jamaica è un paese in grave crisi economica con l'inflazione galoppante e tutti i comparti economici in crisi. L'aumento delle tariffe, reso necessario dall'impennata del prezzo del petrolio (anche in Italia viviamo lo stesso problema), ha già peggiorato la già fragile economia dell'isola, deteriorando ulteriormente le condizioni di vita dei jamaicani.
Speriamo solo che quest'episodio non riaccenda la miccia delle violenze a sfondo politico che seppure non ancora eliminate del tutto, sono notevolmente diminuite. Sarabbe tragico per questo paese che deve già contare i suoi morti ogni giorno.





UN'ALTRA STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA
A raccontarci un'altra storia di ordinaria ingiustizia ci pensa l'Observer con un articolo dedicato all'ennesimo omicidio della polizia di due persone innocenti. Questa volta a cadere sotto i colpi dei poliziotti sono stati due anziani, Cecil Brown di 66 anni e David Bacchas di 63 anni, entrambi di Flanker nel parish di ST. James. L'episodio risale a due anni fa e seppure la polizia abbia ammesso di avere ucciso per sbaglio i due uomini, nessun risarcimento è stato dato. Così una delle figlie delle vittime ha deciso di scendere in strada per ricordare alle autorità che suo padre è stato ucciso e che la sua famiglia sta ancora aspettando quanto promesso. Per questo caso si è mobilitato anche la National Association of Taxi, visto che uno degli uccisi era un tassista e visto che sempre più uccisioni colpiscono la categoria.

Sia Bacchas che Brown vennero uccisi durante un'operazione di polizia condotta dal sopraintendente Derrick "Cowboy" Knight nell'ottobre del 2003. Inizialmente la polizia aveva affermato di aver risposto al fuoco di Bacchas e del suo passeggero Brown, venditore di giornali. Ma dopo la decisa e sentita protesta della piccola comunità di Flanker, la polizia aveva ammesso l'uccisione accidentale delle due persone. La vicinanza della comunità al paridiso turistico di Montego Bay aveva spinto il governo a mandare un proprio rappresentante per placare l'ira della folla e per chiedere pubblicamente scusa e per promettere un risarcimento e l'immediata condanna dei responsabili. Ma nulla di tutto ciò si è realizzato. Il processo va avanti lentamente e di soldi alle famiglie neanche a parlarne. Inoltre la figlia di Bacchas nutre seri dubbi che si sia trattato di un omicidio accidentale, Infatti Yvonne, figlia di Bacchas, racconta che quando si recò la mattina presto sulla scena del delitto non trovò nullla visto che avevano già rimosso le vittime e i corpi e avevano ripulita con estrema perizia ogni indizio. E poi quando andò all'ospedale per vedere il corpo di suo padre, arrivò proprio nel momento in cui lo portavano via e non potè non notare che la schiena fosse trivellata di colpi di pistola.

Ancora una volta lo scandalo è l'estrema lentezza con la quale le indagini e il relatico processo vanno avanti, con il solito corollario di prove occultate e di responsabili senza alcuna voglia di arrivare alla verità. E così dopo due anni si è allo stallo più totale, con il rapporto balistico sulle pistole che hanno sparato non ancora pervenuto.PIU'

PIU' SICUREZZA PER I LAVORATORI IN JAMAICA

Anche in Jamaica è attuale il tema della sicurezza sul lavoro. Ad accendere i riflettori su questa delicata questione è stata purtroppo una tragedia: la morte di cinque lavoratori in una piantaggione di canna da zucchero durante un incendio. Episodio non isolato visto che le morti bianche nelle fattorie jamaicane avvengono con una certa frequenza. E così il governo ha deciso finalmente di affrontare il problema con l'annuncio del ministro del lavoro dell'arrivo sull'isola degli ispettori dell'ILO (International Labour Organisation) per condurre un indagine sul tema della sicurezza nelle piantaggioni di canna da zucchero, una delle maggiori fonti di reddito dell'economia jamaicana. Ricordiamo che gli standard di sicurezza sono riportati nel Factories Act, una legge approvata qualche anno addietro dal Parlamento per porre ordine nelle precauzioni da prendere per preservare la sicurezza dei lavoratori. Per il momento resta sullo sfondo il terribile episodio che ha strappato la vita a cinque lavoratori indiani, arrivati in Jamaica per lavorare e sopravvivere. Un'ulteriore testimonianza del fatto che l'immigrazione è un fenomeno globale.

JAMAICAN DIASPORA DAY

Il 16 giugno si è festeggiato il Jamaican Diaspora Day e ha visto coinvolte le comunità jamaicane del Regno Unito, degli Stati Uniti e del Canada, dove risiedono buona parte di coloro che hanno deciso di lasciare l'isola. La prima comunità ad attivarsi è stata quella residente in Inghilterra con lo scopo di promuovere e di proteggere gli interessi della Jamaica e dei jamaicani e definendo cittadini jamaicani i nati, i discendenti e i naturalizzati. Così si sono organizzati quattro giorni di incontri ed eventi culturali e si è annunciata la costituzione della Jamaica High Commision on Diaspora Day, presieduta da Gail Mathurin. Lo scopo dell'iniziativa è mantenere vivo lo spirito di attaccamento alle radici giamaicane ovunque ci si trovi e di creare un clima di solidarietà e collaborazione. E' stata anche inaugurata una mostra dal titolo "Images Of Jamaica".
Non mancano gli aspetti negativi per i jamaicani che risiedono all'estero, in questo periodo nel quale la questione sicurezza nei paesi occidentali restringe sempre di più le libertà individuali e le garanzie. In particolare si segnala l'aumento esponenziale delle espulsioni dei jamaicani e il rifiuto di concedere a quest'ultimi visti di ingresso in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Canada, i tre maggiori paesi verso i quali si indirizzano i flussi migratori dalla Jamaica.
Sharon Folkes Abrahams, vice presidente della Jamaican Diaspora Canada Foundation, ha denunciato che oltre il 40% delle espulsioni canadesi riguardano i jamaicani con grave impatto sulle famiglie che hanno deciso di vivere in quel paese, la cui comunità conta ben 300.000 persone. Per questo il problema va segnalato ai più alti livelli e l'associazione non nasconde la voglia di segnalare questa incresciosa situazione alle Nazioni Unite.
In America, dopo l'undici settembre la vita per gli immigrati è diventata ancora più dura e anche la comunità jamaicana è sotto pressione, sopratutto da quando sono state applicate una serie di norme grazie alle quali alle autorità basta avere il semplice sospetto per decidere le espulsioni. E le associazioni per la tutela dei diritti umani denunciano che molti jamaicani che vengono rispediti a casa non sono dei criminali. Si stima che oltre 12.000 jamaicani sono stati espulsi dal 1997 al 2003; lo stesso primo ministo Patterson è intervenuto sulla questione denunciando che tutti coloro che ritornano in Jamaica perchè espulsi contribuiscono alla crescita del fenomeno criminalità. Dichiarazione che è arivato subito dopo la manifesta intenzione del governo inglese di rispedire a casa centinaia di jamaicani che affollano le prigioni inglesi per piccoli reati.

GLI URAGANI ASSEDIANO LA JAMAICA

Non c'è tregua per la Jamaica. Dopo avervi raccontato gli effetti devastanti di Dennis siamo di nuovo qui ad elencare la paura e i danni - per fortuna limitati - del nuovo arrivato Emily. Dicevamo di danni limitati proprio perchè l'uragano ha per fortuna deviato la sua folle corsa investendo solo la costa sud dell'isola.
Così mentre la Jamaica si leccava ancora le profonde ferite lasciate da Dennis e ne calcolava gli ingenti danni, ha dovuto fronteggiare un'altra emergenza. Il governo ha immediatamente predisposto un piano di evacuazione e allestito una serie di edifici pronti ad accogliere chiunque avesse deciso di lasciare la propria abitazione. Proprio sui piani di evacuazione si è molto discusso di come renderla obbligatoria visto che ogni volta prevale la paura di lasciare le case incustodite, aumentando così la possibilità che delle persone possano perdere la vita nel tentativo di difendere quello che hanno.
Intanto nelle prime stime dei danni provocati dall'uragano Dennis, il settore maggiormente colpito è la rete stradale ma a preoccupare sono i nuovi ingenti danni all'agricoltura con intere piantaggioni di banane e caffè distrutte, in particolar modo nella regione del Portland.
Ritornando all'uragano Emily, il suo violento impatto ha colpito il sud dell'isola provocando diversi danni e purtroppo anche cinque vittime nel parish di St. Elisabeth dove a perdere la vita è stata un'intera famiglia finita con l'auto in un burrone per il cedimento del manto stradale. E poi il solito corollario di tetti divelti, strade allagate e alberi sradicati e tanta, tanta paura. Questa sarà un'estate difficile visto che le previsioni metereologiche parlano di altri uragani che fino a settembre potranno minacciare la Jamaica. E nel frattempo monta la polemica sulla fragilità del paese e delle sue infrastrutture oltre che di una gestione del territorio senza alcun piano regolatore.

NELLE SCUOLE JAMAICANE SI STUDIERA' COME AFFRONTARE LE EMERGENZE

In questo periodo di grandi emergenze la Jamaica scopre tutta la sua fragilità e impreparazione di fronte alle tragedie naturali. A partire dal comportamento che la popolazione dovrebbe assumere di fronte ad un evento catastrofico. Per tale motivo il governo jamaicano ha deciso di rendere obbligatorio nelle scuole lo studio di quali azioni svolgere nel momento in cui i cittadini vengano avvertiti dell'arrivo imminente di un uragano. La stessa creazione, 25 anni fa, dell'Office of Disaster Preparedness and Emergency Management (ODPEM), non ha contribuito a lenire i danni e le emergenze. Così proprio l'agenzia si rende protagonista di un progetto teso ad organizzare una campagna informativa in tutta l'isola. Se la Jamaica ha strumenti in grado di prevedere l'arrivo degli uragani, non è ancora in grado di mitigarne gli effetti. Sono ancora sotto gli occhi di tutti le vittime provocate da Ivan, il terribile uragano dello scorso anno, causate dalla paura della gente di lasciare le loro case, possibili obiettivi delle scorrerie dei ladri. O le migliaia di case danneggiate solo perchè non si era provveduto a rinforzarne le fondamenta. Si sa che contro le tragedie naturali l'uomo non può molto, ma quel poco che potrebbe fare andrebbe fatto senza indugio. E così all'inizio del nuovo anno scolastico gli alunni potrebbero trovare questa nuova materia su come prepararsi e affrontare gli eventi naturali.

IL FLOP DELLA MILLION WOMAN MARCH

Doveva essere un'occasione di riscatto per la società civile jamaicana ma alla fine la Million Woman March, organizzata dall'associazione Mother In Crisis, si è rivelata un grande fallimento. Davvero pochi quelli che hanno deciso di scendere per le strade a gridare il loro dissenso contro la violenza che attanaglia sempre di più l'isola. Così un'occasione è stata persa per far emergere la parte sana di questo paese, quella parte di popolazione che vorrebbe solo convivere in pacifica armonia nelle rispettive comunità. Il dato positivo emerso dalla manifestazione è la sostanziale unione religiosa di coloro che hanno deciso comunque di esserci. Erano presenti infatti mussulmani, induisti, cristiani ed anche un piccolo gruppetto di rasta, tutti uniti per manifestare il loro rifiuto della violenza e della criminalita. C'era amarezza nelle parole di Dooren Belling, presidente dell'associazione Mother In Crisis, che ha dichiarato "coloro che non sono qui oggi non potranno lamentarsi quando la violenza li toccherà da vicino, perchè non hanno fatto nulla contro di essa".

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