Mercoledì, 20 Maggio 2015 09:43

INTERVISTA ENZO AVITABILE: «ALPHA BLONDY, UNO DEI MIEI ‘PUNTI LUCE’»

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Nelle ultime due puntate de “I Viaggi di Gulliver”, trasmissione con taglio giornalistico, dedicata alla “world music” (e non solo), che va in onda tutti i lunedì –dalle 20 alle 22- su Radio Potenza Centrale (streaming in diretta su www.radiopotenzacentrale.com), il conduttore Walter De Stradis (Ras Walter) ha intervistato il Maestro Enzo Avitabile, personaggio di levatura mondiale in ambito “suoni del mondo”. Ecco un brevissimo estratto della lunga conversazione.


D: Al concertone del Primo Maggio c’è stato questo incontro al vertice della World Music con Alpha Blondy, re del reggae africano. Com’è nata questa collaborazione?
R: E' nata nel mio Festival a Summonte, perchè nella cerimonia dell'anno scorso invitammo Alpha a chiudere la manifestazione e decidemmo di salire sul suo palco insieme e cominciammo a scambiarci delle cose. Io cantavo in napoletano sui suoi ritmi. Questa cosa è stata molto particolare perché lui disse :”E' stata una grande serata di Reggae.”

D: Ci sarà anche un seguito su disco?
R: Si, spero di si.

D: Alpha Blondy viene dalla Costa D'avorio, ti definiresti anche tu una sorta di “griot”, di “cantastorie”?
R: Io, in questi anni, ho lavorato molto per uscire dalle definizioni. Ho l'aspirazione a diventare io il genere, perché di solito, ti dico la verità, la definizione è comoda, però limita. L’obiettivo è di diventare il significato, non il significante. In questo caso, il “suonato”, non il “suonante”.

D: Quindi saresti d'accordo con quello che mi disse una volta Noa, ovvero che la parola stessa, “World Music”, non le piaceva, perché sembra indicare tutto ciò che non è anglofono.
R: Anche questo è relativo. Noi chiamiamo “World Music” un insieme di suoni del mondo che si cercano, si evocano, si mescolano. Capisco quello che dice Noa, ma la World, noi, la identifichiamo come la musica delle minoranze etniche che fino a quel momento non erano state assolutamente considerate.

D: Questo tuo percorso musicale, in questa musica di ricerca, di studio, di contaminazione, lo consideri un proseguimento della tua iniziale fase “funk”, o una rottura col passato?
R: No, assolutamente. E' naturale che James Brown, quelle cose, te le porti dentro. La mia volontà successiva è stata una sorta di scelta, di coscienza di riportare a casa tutto quello che avevo imparato e di riportarlo nel mondo attraverso una mia interpretazione, attraverso una mia coscienza, utilizzando la scala napoletana, utilizzando i ”piedi di ritmi”, come dicevano i greci, utilizzando lo scambio dei suoni del mondo.

D: Ascoltando la tua musica viene da pensare che al di là del prodotto musicale finale, dietro ci sia uno studio, un approfondimento mostruoso.
R: Sì, sì. Chiaramente, c'è molto studio, molta passione e molta volontà di avere un suono mio e una parola mia. Un suono che abbia una parola, e una parola che abbia un suono. Io ho seguito i grandi maestri che hanno creato un linguaggio. Io li chiamo “I punti luce”: James Brown, Fela Kuti, Jimi Hendrix, Bob Marley. Per me Alpha Blondy, anche lui, è un altro grande punto luce della mia vita.

D: Hai mai pensato di fare un disco in Giamaica?
R: No, perché io sono molto credente, e faccio le cose quando Dio vuole che accadano.

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