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Recensioni (53)

Domenica, 06 Marzo 2016 12:08

CATCH A FYAH - SHINE

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Esordio col botto con Shine per la reggae band di Pordenone dei Catch a Fyah. Prodotto da Paolo Baldini, l’album, uscito il 23 febbraio, è piacevole e sorprendente e si appresta a portare i Catch a Fyah sui palchi di tutto il mondo, come già successo ai conterranei Mellow Mood.

Anticipato dal singolo Someone Says So, il disco conta dodici tracce che percorrono ogni sfumatura dei ritmi in levare, dal reggae roots fino al rocksteady.

La formazione friulana suona in maniera impeccabile e convincente già dalla prima traccia, Keep on Falling. I cinque cantano in patwa senza scimmiottare le band giamaicane e convincono grazie alla forte personalità che spicca da brani come Likke Bit o All Life Long.

La title track è solare e spensierata e le tastiere, il basso e la batteria vanno insieme che è un piacere, ma la vera forza è la voce di Paolo  Petrillo.

Altra chicca il featuring coi cugini Mellow Mood in Easier, e poi c’è il rocksteady di Colours: i Catch a Fyah dimostrano di stare sempre sul pezzo e non abbassare il livello in nessuna traccia del disco.

Tra i momenti migliori, sicuramente ci sono Put Your Shoes On e You Have Gone, prova di quanto, fino alla fine di Shine, la qualità resti alta.

I Catch a Fyah sono una band che sa suonare, capace di convincere dalla prima nota e di offrirci un disco di livello. Shine non stanca, anzi, più lo si ascolta e più lo si ama.

Compimenti a questi ragazzi, un disco brillante come il suo titolo.

 

Mercoledì, 02 Marzo 2016 12:45

TRAIN TO ROOTS - HOME

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Avevamo lasciato i Train To Roots col video di Policegun e col nuovo singolo Nuh push, entrambi presenti nel loro quinto album, Home, che segna il ritorno sulla scena della band sarda. In arrivo il 4 marzo, il disco sarà pubblicato per la INRI e distribuito in Europa da Music First, mentre nel resto del mondo sarà distribuito dalla storica etichetta reggae VP Records.

L’elettronica diventa sempre più una costante tra le sonorità della band sarda che, tra reggae e dancehall, si circonda di tanti amici in queste undici tracce del nuovo lavoro.

E allora partiamo subito per questo nuovo viaggio, anzi facciamo ritorno a casa con One Light: un mix tra il rootz e la bass music con sprazzi di digital dancehall che rendono il tutto ancora più ballabile.

Tempo di rocksteady con Mister Officier che conferma la forza della band nell’utilizzo dell’italiano e del patois.

Il primo featuring vede Clementino, il rapper napoletano, portare il suo flow su Quello che non hai, a prova di quanto il reggae venga contaminato dall’hip-hop e dai beat, un amalgama ben riuscito che porta i Train To Roots a essere apprezzati anche da chi non è  un purista del reggae.

A seguire un altro featuring col conterraneo MADH in Nuh Push, che era da poco uscito come video e vede la band reggae tornare a collaborare col talento di Xfactor, dopo essere stati ospiti nel suo album Madhitaion.

I cori in pieno stile anni ‘70, come in Dipende da te o Fantastica (dai fiati eccezionali), rendono il tutto ancora più accattivante e piacevole.

Delicata e raffinata è Woman, quasi soul, che vede la compagna di etichetta Levante e che è una vera e propria chicca di Home. Procediamo con Link a Dog, in compagnia di Lion D che sottolinea come i sette sardi riescano a far sposare bene i ritmi in levare con l’elettronica.

Si riservano per la fine i momenti più spinti (Step Up) e danzerecci, ma che allo stesso tempo fanno riflettere (Policegun) e un featuring internazionale con gli spagnoli Aspencat e Auxili in Bienvenida.

Ad arricchire questo ottimo lavoro troviamo The Kiss, l’opera in copertina realizzata da Giorgio Casu, artista di fama mondiale.

 

 

In un intervista ad uno dei programmi musicali migliori in Giamaica, Tiana riferisce allo storico conduttore di ON Stage una rivelazione inattesa.

Nuovi e giovani talenti come i PG13 composto dai 2 figli di Kartel, Slim e la stessa duchessa della dancehall. Una nuova faccia del nuovo impero guidato da Kartel.

Perchè se è vero che l'artista è in carcere da alcuni anni, e vero anche che non ha mai smesso di dominare le clasifiche anche da li.

L'intervista a Tiana riconduce a come è nata la sua collaborazione che ha portato all'uscita del “Think Bout Me” il nuovo singolo con ii feat di Kartel , ora di grande sucesso.

 

 TIANA RIVELA LA NASCITA DI GAZA NATION – RISORGE L'IMPERO DI KARTEL


 

 

Martedì, 26 Gennaio 2016 11:44

NIAM - STRONGER THAN EVER

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Niam, al secolo Massimo ‘Mina’ Minato, ha dato vita ad un progetto interessante: racchiudere in un album, dal titolo Stronger than ever, i migliori talenti della scena reggae italiana.
Nove tracce originali, ognuna cucita addosso ai vari artisti che hanno aderito a questo progetto, iniziando da Long Road. Il new rootz è il biglietto da visita per di Raphael, uno dei più apprezzati cantanti reggae in Italia, che con la sua voce riscalda il cuore.

Subito dopo entra in campo Forelock, cantante degli Arawak e fuoriclasse purissimo, con tutta la sua energia, insieme ai fedeli compagni di mille live, i Mellow Mood. Forelock dà colore e calore a Restart, ripresa più avanti da Paolo Baldini in una versione dub che non ha bisogno di descrizioni. Paolo si è creato un proprio suono, come succede con la traccia che chiude il disco, Stronger Than Dub, remix di Madaski a suon di dubstep ed electro; in quanto a stile, il musicista degli Africa Unite non è secondo a nessuno.

Piero Dread, ex cantante dei Franziska, è autore di uno dei momenti più belli del disco, Blessing Things. Ottimo lavoro alle produzioni da parte di Niam, ma il merito va tutto al rub-a-dub di Piero, che a metà della traccia mette la quinta «like a superhero».

Più vicino allo stile giamaicano In the Belly of the Beast, dove Lion D fa la voce grossa, mentre si vira verso la digital dance hall con KG Man in Bless up the Light.

Altro magnifico momento del disco è I’m Ready con la band dove milita Minato, i DotVibes. Tutta l’attenzione va alla sublime voce di Ester Luz, incantevole è dir poco, la quale passa il testimone ad un‘altra regina del reggae nostrano: Mama Marjas, che insieme a Tanhee, si iscrive al registro dei presenti con Forward.  

Stronger than ever è un progetto interessante, coglie il reggae in ogni sua sfumatura e ci presenta gli attuali protagonisti della scena nostrana. Sicuramente farà storcere il naso ai puristi del genere, ma noi siamo italiani e bisogna intraprendere una via propria e con questo album lo si dimostra.

 

 

Vedi anche http://www.reggaerevolution.it/component/k2/item/561-stronger-than-ever.html

Il Festival che preserva la musica reggae non ha deluso, gli artisti di un tempo in questa edizione si ricorderanno di più rispetto delle nuove leve e dei meno giovani. Nella matarona musicale lunga due giorni abbiamo visto tanti i piccoli miglioramenti dell'organizzazione,  immancabili piccole imperfezioni che non hanno giovato nella prima giornata chiusa tardissimo.


Un ondata di emozioni, questo è quello che ogni spettatore si porta a casa dopo una full immersion di cultura e musica qui al Rebel Salute.

Oltre gli show quest'anno anche una grande novità - la prima Ganja Yard dove si poteva comprare erba, rimedi naturali e discutere su gli usi terapeutici in un simposio organizzato nel pomeriggio nella seconda giornata del festival.
Questa edizione si ricorderà più per essere stata la prima Ganja free grazie ad  il permesso speciale richiesto al governo dopo il cambiamento della legge .


Non tutto rose e fiori c'è anche da dire che Venerdì  non c'è stata una perfetta gestione con inevitabili tagli alle esibizioni.  Il festival non si era mai chiuso così tardi, erano le 10 circa  ed il sole era già alto al Grizzly’s Plantation Cove.


Nella seconda giornata 90 minuti di Beres Hammond  fanno letteralmente fatto impazzire la massive, tutti cantavano tutte le sue canzoni fino al punto clou con Beres invita a salire sul palco Marcia Griffith in un duetto indimenticabile
Ma non è finita, alle 6 del mattino inaspettatamente un esibizione  ci ha particolarmente colpiti,  il ritorno di Hal Pint  che straccia letteralmente la session energica appena conclusa di Movado.

Le novità del Rebel Salute 2016

  • La Ganja Yard un'area dedicata a pochi passi dal mare.
  • La spiaggia, che è stata realizzate scavando nella roccia .
  • Le bandierine con il motto di Sostenere l'Erba sono il testimonial della Ganja, numerosissime a questa edizione.
  • Area vendor separate  nuove strutture in legno con la frutta e dal lato opposto invece i classici gazebo con il cibo.
  • L'ottima organizzazione l'accesso media è stato molto gradito come lo spostamento del tendone media lontano dai rumori del palco che ci ha pemesso di lavorare meglio.
  • Barriere tra i media ed area vip realizzate non più in acciaio ma in legno soprattutto molto più basse rispetto agli anni precedenti


Gli Artisti che si sono distinti
Nesbeth con la sua My Dream ha letteralmente spaccato l'unico ricordo vivo nella prima serata. Sabato invece si distinguono i Congos, Sanchez. Abyssinians, I Octane, Beres Hammond, Maka B e Half Pint.



Le chiusure degli show
Sia la notte di Venerdì con Jah Mason e Loius Culture nonchè il taglio dell'esibizione il giorno dopo di Turbulence  non sono state all'altezza di una chiusura di un Rebel.
Forse Tony  quest'anno ha puntato sui giovani ma è mancata l'energia nelle ultime ore necessaria per gli spettatori e per la grande chiusura

La rinascita dei Grandi
Everton Blender, Half Pint Congos, Abyssinians, le migliori sessions roots ascoltate e gradite dalla massive che hanno sorpreso per gradimento ottenuto.



L'esibizione di Movado qui in veste di Micke Brooks è  molto attesa visto che da oltre due anni non vive più sull'isola. Ma non è stata degna di nota mentre avrebbe dovuto esserlo per il lungo tempo che è mancato nella scena giamaicana.



Accreditati dal oltre 16 anni al Festival metteremo presto on line per voi una Gallery divisa per entrambe le giornate.

Torna a visitarci presto per il Reportage Fotografico ed i Video di Marco Polo di likllebuttallawah

Domenica, 24 Gennaio 2016 09:43

EBM Earth Beat Movement - 70 BPM

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Abbandonata la lingua madre, gli EBM (Earth Beat Movement) tornano a distanza di poco più di un anno dal disco d’esordio Right Road, con il secondo album 70 BPM.

Anticipato dai due singoli Selfie e You’ve Got the Fire e prodotto dal solito Ciro “Prinvevibe” Pisanelli, l’album conferma quanto di buono già ascoltato nel precedente lavoro e consacra gli EBM come una realtà del panorama reggae italiano.

A partire dalla title track, il reggae della formazione capitanata da MisTilla si colora di sonorità dancehall ed incursioni elettroniche con tanto di effetti sulla voce, Pull Up ne è una prova.

Tra le tracce che si distinguono e risplendono sicuramente troviamo Missy Bun Down, tra l’altro il cd si chiude proprio con la versione dub di questo pezzo. Quando gli EBM si cimentano col rub-a-dub mostrano il loro lato migliore, ma convincono anche nelle ballad reggae come Mr. Heat o 1000 Miles.

Give Gratitude ha una marcia in più a causa dei fiati e del basso che spinge in maniera robusta. Tra le note positive, le collaborazioni con Raphael in Beautiful Ladies e Jahcoustix nel brano Heal Your Hart; per il resto, causa la lunghezza del disco di quindici tracce, nella parte finale cala l’attenzione all’ascolto e gli EBM rischiano di risultare ripetitivi.

La formazione fiorentina merita più di un ascolto perché si è creata un’identità senza scimmiottare le band giamaicane. Suonare bene un genere che affonda le radici in una terra che non è l’Italia è ancora più difficile che cimentarsi con generi nati nel Belpaese.

Tanto di cappello agli EBM anzi, come dicono in Giamaica, “BIG UP!”

 

 

Sabato, 09 Gennaio 2016 10:11

DUB SPENCER & TRANCE HILL - PHYSICAL ECHOS

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Vengono dalla Svizzera i Dub Spencer & Trance Hill, con già alle spalle diversi lavori discografici, l’otto gennaio hanno pubblicato per l’etichetta Echo Beach Physical Echos, strumentali dub al limite della psichedelia.

Recensire un album dub non è mai facile, eppure Physical Echos non stanca, con una tecnica sopraffina  ed una coesione tra le tracce da far pensare ad un unico tappeto sonoro in cui tra le undici tracce spiccano sicuramente la  prima Dubios, i ritmi in levare e le tastiere fanno strada a quello che è il Dub Spencer sound.

Dopo tracce di ottima fattura quali Humble Dub e Kifi-Mifi arriva Piedone che calpesta tutti a suon di  space echo e psichedelica, veramente pregevole mentre da Hyperactive Echos si evince l’influenza del rock, soprattutto per quanto riguarda la chitarra.

Prima di arrivare alla parte del disco più  reggae c’è tempo per Hangover in Dub e Sedel, e poi si fa subito festa con Polar, infatti, l’ultima parte dell’album si spoglia della  psichedelia per dare spazio al dub reggae (vedi The Huggel e Wanna Ride con un bel basso poderoso).

E come chiudere il disco in bellezza se non con un Minestrone? Eh sì, avete letto bene, questo è il titolo dell’ultima traccia di Physical Echos che si chiude all’insegna della spensieratezza.

Chi  lo dice che il dub è  pregevole solo se arriva  da Londra o dalla Giamaica? I Dub Spencer & Trance Hill ne sono la prova e dopo anni di carriera la formazione svizzera rimane ancora ad alti livelli con Physical Echos.

 

 

Giovedì, 24 Dicembre 2015 14:43

MANUDIGITAL - DIGITAL LAB VOL.3 FEAT. MARINA P

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Si chiama Digital Lab Vol.3 il nuovo lavoro discografico di Manudigital,  bass player, riddim maker e selecta  francese che in questa produzione è affiancato da Marina P, cantante  livornese che da  poco ha pubblicato un album My Homeys, pubblicato  il 18  novembre per  la Homeys Records.

Digital Lab Vol.3, pubblicato l’11 dicembre consta di sei tracce: Already Midnight è un mix tra le sonorità digital reggae e la voce soul di Marina, insieme funzionano a meraviglia, accattivante e fresca  è la seconda traccia, Doctor, nella quale il dub è la matrice principale.

Semantic Field è la traccia che vorrei sentire a qualsiasi yard, divertente e spensierata con il cantato che ti spinge a muoverti, e dopo Bad Girl, che prosegue in direzione digital, c’è spazio per due riddim Doctor e Bad Girl.

Sei tracce son più che sufficienti per immergersi nello stile di Manudigital, che con Digital Lab Vol.3, ha nella voce di Marina  P. un valore aggiunto, della serie questo matrimonio s’adda fare.

 

Sabato, 05 Dicembre 2015 15:23

FORELOCK & ARAWAK - ZERO

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Zero, pubblicato il 4 dicembre per La Tempesta Dub e prodotto da Paolo Baldini, segna il ritorno degli Arawak, la formazione reggae sarda capitanata da Forelock che con questo nuovo album segnano un nuovo punto di partenza, potremmo dire  da zero, dopo essersi fatti le ossa sui palchi,sfornato un paio di dischi e aver avuto vari riconoscimenti.

Anticipato dai due singoli Dem Fi Know e A Wha We Ah Wait For, Zero consta di 13 tracce di new roots, variegate e ben prodotte.

L’album si apre con un Intro e subito a seguire Original Style, il titolo della canzone parla da solo, il rock steady si mischia al roots, in risalto basso e batteria, tutto a contorno della incredibile voce di Forelock.

Ospiti importanti e di grande importanze nel reggae mondiale compaiono nel disco, dagli Steel Pulse a Dennis Bovell, fino a Juba Lion, il cantante giamaicano che colora con la sua voce Rasta Say No.

Dem Fi Know è il riassunto perfetto di quello che sono oggi Forelock & Arawak, ritmica precisa, tastiere che fungono da struttura portante e metrica usata come una mitragliatrice, portavoce della musica in levare.

No One Knows è proposta sia nella versione reggae, sia anche nella dub version con No Dub Knows, entrambe più che sufficienti e convincenti.

La chicca dell’album è la versione riarrangiata di un classico degli Steel Pulse, Raverz, nella quale la band sarda si prende il lusso di ospitare il cantante David Hinds.

L’intensità della voce di Forelock è la protagonista in Global Backfire, una delle tracce più belle di tutto Zero, mentre Be My One ha il sapore caraibico.

Altro ospite è Andrew-I, una delle voci reggae più conosciute negli ultimi anni grazie al progetto DubFiles, il ragazzo di Gorizia impreziosisce con la sua voce corposa New Chapter of Love, più vicina al dub che al roots.

Altra canzone che travalica il confine del reggae è Mother’s Blood,  con tanto di incursioni elettroniche, per poi lasciare che il reggae diventi portavoce di messaggi come nel singolo  A Wha We Ah Wait For, dedicato a chi aspetta che le cose cambino,  invece di alzarsi e farle cambiare.

A chiudere il tutto Soldiers che vede come ospite il pioniere del reggae Uk Dennis Bovell.

Zero risulta un  album fresco e frizzante, gli Arawak riusciranno con questo nuovo lavoro a fare il salto di qualità e ad arrivare a farsi conoscere anche da chi non è vicino al mondo del reggae; ottima produzione, ben suonata,  il valore aggiunto la fa la voce di Forelock, sempre ad alti livelli sia nel cantato che nel raggamuffin, risultando l’arma aggiunta ad una band che ha tante frecce nella sua faretra.

 

 

Giovedì, 03 Dicembre 2015 07:37

ZION TRAIN - FIRE EP

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Il 30 novembre nuovo Ep pubblicato su  Universal Egg dal  titolo Fire Ep per gli Zion Train,  quattro brani con collaborazioni del panorama reggae roots giamaicano con Jah9, Micah Shemaiah,  Addis Pabloe l’italiana Sis Awa.

Le tracce con Jah9 e Addis Pablo saranno disponibili anche su DeepRoot in una versione in vinile da 7 pollici.

Fire, la prima traccia, vede Jah9 arricchire la base dei Zion  Train  nel suo modo  unico e riconoscibile di cantare, più vicina al mondo della trentaduenne cantante giamaicana che al dub della formazione inglese.

Micah Shemaiah, grande promessa del conscious reggae, canta in Rasta Live con i fiati e  la tastiera in levare a sottolineare ancora di più la voce calda del 'colui che ama l'Onnipotente'.

Collaborazione  con Sis Awa in I and I Shall Rise,  la stupenda voce della cantante italiana, già vista al fianco degli Eazy Skankers, dà quella spinta in più al riddim, niente da togliere alle due tracce precedenti, ma forse forse l’italiana se la gioca ad armi pari con i due cantanti giamaicani.

Addis Swaby, figlio di Horace Swaby, il leggendario Augustus Pablo,  nome vero di Addis Pablo è l’artefice del dub  in Far East Rasta che chiude splendidamente questo nuovo Ep per Neil Perch e soci.

Quattro tracce,  quattro collaborazione per un Ep che riscalderà tanti giradischi.

 

 

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