(L’audio dell’intervista è stato trasmesso nel corso de “I Viaggi di Gulliver”, programma dedicato al reggae, alla musica black e alla world music, che va in onda ogni lunedì dalle 20 alle 22 su Radio Potenza Centrale. Live Streaming su www.radiopotenzacentrale.com).

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Africa Unite: “In arrivo il nostro nuovo album”

 

Massimo Pesce, meno di trent’anni, è un giovane che si è messo in testa una cosa: diffondere i suoni e la cultura della musica reggae in una città che da quell’orecchio non ci sente, Potenza.

Non è un caso, pertanto, che gli eventi che sta allestendo al Cycas Club di Tito Scalo, s’intitolino “La Voce del Reggae”.

Dopo l’esibizione di PietroDread e di Jovine di qualche mese fa, sabato 28 febbraio scorso è stata la volta di due band dal calibro molto grosso: gli Africa Unite (seppur in versione “sound system”) e i romani Radici nel Cemento.

Non serve organizzare un concerto ogni tanto –ci spiega Massimo- ma il mio intento è quello di dar vita a un vero movimento, e di compattarlo. Voglio, soprattutto, avvicinare anche i “profani” a questa musica, perché gli appassionati rispondono sempre e comunque”.

Ci saranno sicuramente altri eventi, conclude: il sogno/obiettivo è quello di portare qui da noi, quanto prima, un artista reggae direttamente dalla Giamaica.

Poco prima della loro esibizione abbiamo incontrato Bunna (voce) e Madaski (suoni) degli storici Africa Unite (band in circolazione da oltre 30 anni), giunti al Cycas di Tito Scalo nella loro versione “ridotta”, System of a Sound.

Questa sera siete qui al Cycas nelle vesti di “Africa Unite: System of a Sound”. In cosa consiste questo progetto “parallelo”?

Bunna: Serve a rappresentare un po’ le due “anime” degli Africa. Quella di Madaski, che fa il suo live “dub set”, e la mia, che si incarna nel “dj set” con le mie selezioni. Poi l’esibizione prevede una terza parte, in cui io canto quattro o cinque cose, sulle basi dub di Madaski.

Brani improvvisati?

Bunna: No, sono sempre pezzi del repertorio Africa Unite.

Madaski, lei è notoriamente un appassionato di Metal. Gli Africa Unite faranno mai un brano di quel tipo?

Madaski: Io sono assolutamente di quell’area lì (ride). Comunque non credo che faremo mai un brano metal. Anche se ritengo che a volte nelle “nicchie di suono” ci siano comunque della affinità attitudinali.

E’ un po’ che non esce un vostro disco nuovo.

Bunna: Lo abbiamo appena finito. Uscirà verso aprile. Ancora una volta, ci saranno le nostre due anime, con una virata un po’ più elettronica, questa volta.

Sarà nello stile di “Controlli”, quindi?

Madaski: No, sarà un discorso più “mediato”. Rispetto a quel disco ci saranno più “canzoni”, ma anche più “suoni”.

Io però mi sarei aspettato un cd live, dopo il tour particolare di “Babilonia e Poesia”, che riuniva la vecchia band di vent’anni fa.

Bunna: In effetti ci avevamo pensato. Abbiamo pure registrato qualcosa, che magari faremo ascoltare in qualche situazione. Tuttavia abbiamo preferito concentrarci sul disco nuovo, visto che erano quattro anni che non ne usciva uno.

Com’è cambiata la scena reggae rispetto ai vostri esordi di trent’anni fa?

Bunna: Mah, il reggae oggi ce l’ha, un suo pubblico. Il nostro, tuttavia, è trasversale, in quanto abbraccia anche persone che non sono propriamente appassionati di questa musica. E questo negli anni ci ha sicuramente aiutato.

E lei, Madaski, prima o poi farà un altro album solista di musica elettronica/industrial?

E chi lo sa? In effetti non ci ho pensato ancora, poiché il concetto stesso di “album”, almeno per certi generi, sta un po’ passando di moda. Lo stesso album nuovo degli Africa … beh, anche lì, abbiamo discusso a lungo se era il caso di fare uscire un disco o pubblicare semplicemente delle clip. Per quanto riguarda il mio lavoro solista, sì, ho lavorato a delle cose e le ho messe in Rete, ma un album nuovo…beh, la domanda mi coglie impreparato. Diciamo che da stasera ci penso e poi ti faccio sapere (ride).    Walter De Stradis

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Martedì, 10 Marzo 2015 10:32

La nuova "ricetta" del Dr. Boost

DR BOOST  -“B-Powa”

 In un altro ambito musicale (anche se non tanto dissimile quanto possa sembrare) si parlava una volta di “Neapolitan Power”, in riferimento alla scena musicale che, con i vari Pino Daniele, James Senese, Mario Musella, Teresa De Sio e via discorrendo, aveva rivoluzionato la musica di Napoli.  

In ambito reggae/dub, da qualche tempo, si parla invece di una sorta di “Sardinian Power”, un movimento che –con diversi gruppi e artisti sardi, tra i quali Train to Roots, King Kietu, Rootsman I, Shakaroot ed altri ancora- ha rinfrescato – e non di poco- la scena di casa nostra. Fa senz’altro parte di questa schiera il bravo Dr Boost, che esce con un nuovo album intitolato “B-Power”.

La ricetta “medica” del buon Dottore, che ha messo mano in prima persona alle manopole dei controlli, si discosta un tantino da quella dei colleghi, con un’indovinata mistura fra dub, rap, dance hall e dub poetry, in molti episodi un incontro a metà strada –giusto per rendere l’idea- tra un Vibronics e un

KRS-One.

Il lavoro, pertanto, è abbastanza diverso dal precedente disco “Sardinian Warriors”, e dagli esordi (maggiormente “di commistione”) del cantante sardo. Il cd è poi impreziosito dalla presenza di ospiti prestigiosi e interessanti: fra questi, Neil Perch dei Zion Train, il rapper sardo Smilzo Mc e il rapper sardo di origine africana Mc Black. Testi conscious, rime taglienti e suoni spaziali. Un gradito ritorno.

Ras Walter De Stradis

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